A gentlemen’s war – Gallipoli

Those heroes that shed their blood and lost their lives..You are now lying in the soil of a friendly country. Therefore rest in peace. There is no difference between the Johnnies and the Mehmets to us where they lie side by side here in this country of ours. You the mothers who sent their sons from far away countries wipe away your tears. Your sons are now living in our bosom and are in peace. Having lost their lives on this land, they have become our sons as well

(Mustafa Kemel Ataturk – 1934)

 

Centinaia, migliaia di piccole lapidi bianche tra siepi di rosmarino e pini ombrosi, su prati rasati che finiscono in mare. E’ cio che resta della battaglia di Gallipoli – 1915, prima guerra mondiale – per il controllo dello stretto dei Dardanelli: l’estremità occidentale della Turchia protesa sul Mediterraneo, accesso strategico al Mar nero e all’Est Europa. Uno dei passages chiave per il Mare Nostrum – ecco perché siamo qui. Tanto feroce, l’assalto navale lanciato da Churchill sulla penisola per strapparla agli Ottomani aprendo la via alla Russia, che fallendo causò 130mila morti. E’ la guerra che incoronò Ataturk, tra i comandanti eroi delle truppe vincitrici, futuro padre della patria turca. Ma è passata alla storia anche come “l’ultima guerra fra gentiluomini”, in cui gli avversari mostrarono grande rispetto reciproco: le trincee erano così vicine, fino a 9 metri, che spesso i nemici fraternizzavano tra un tiro e l’altro, regali e tregue.  Oggi ci arrivano in pellegrinaggio i pronipoti dei “Johnny” che su queste coste belle come il paradiso (sulla sponda opposta c’è Troia) videro l’ultimo raggio di sole. Cimiteri e memoriali, trincee e bunker sono disseminati ovunque.  Il campo di battaglia, lungo oltre 35 km, è parco nazionale, affidato dal governo di Ankara ad Australia e Nuova Zelanda che videro il numero maggiore di vittime. Un raro esempio in cui l’onore della memoria è reso agli sconfitti.

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Filed under Il Mediterraneo delle Rivoluzioni, Turchia

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