La nuova Turchia… e la vecchia.

The new Turkey steps forward: an afternoon at headquarters of Zaman, turkish first newspaper, supporting Erdogan and Akp Party. A sunset drink with Pamuk’s publisher Murat Belge on the shores of Bosphorus. A new book questioning the myth of Ataturk “from inside”.

Un pomeriggio alla periferia di Istanbul nel quartier generale di Zaman, il quotidiano turco più venduto nella Turchia di Erdogan, passato in meno di 10 anni – dall’avvento dell’Akp al potere – da 100mila copie a un milione di lettori. Oggi viaggia su una media di 800mila. Ovviamente proprio grazie a lui, il premier turco tuttofare che Zaman (“tempo” in turco) appoggia ampiamente insieme alla politica dell’Akp. E da cui è facile immaginare che Zaman riceva fondi, sebbene privato e indipendente. Non un organo di propaganda vecchia maniera però (per quello c’è ancora la stampa ufficiale), ma uno stile moderno e dinamico anche nella grafica, che nel frattempo ha fatto nascere un vero media group: con un’agenzia di stampa, un’edizione quotidiana in inglese del giornale in cui lavorano 40 giornalisti madrelingua da tutto il mondo (con articoli originali e non solo tradotti), e una tv. Nel moderno enorme edificio in bianco e vetro adiacente all’aeroporto sede della testata, costruito nel 2005, dove ci hanno invitato per un’intervista a Davide sul suo lavoro, lavorano 700 giornalisti. Tutti giovani: età media 27 anni. Moltissime donne, anzi ragazze: almeno il 40%. Quasi tutte a capo coperto, si muovono agili tra i corridoi e i grandi open space candidi che strizzano l’occhio al design nordeuropeo, picchiettano sui computer nuovissimi o in sala montaggio. Conservatori, ricchi di mezzi e supertecnologizzati. “Il 90% di noi rispetta il Ramadan”, ci dice Muhenna durante la cena comune celebrata dopo il tramonto (vedi qui la foto del banchetto). In Turchia pare la media si aggiri intorno al 65%. “E’ la nuova Turchia che cresce – mi spiega a tavola un giovane collega, ovviamente entusiasta del corso Erdogan. – Una Turchia dove la classe media è passata dal 10% al 30% degli abitanti, coinvolgendo per la prima volta anche le province dell’Anatolia e città prima non sfiorate dallo sviluppo”. Una università in ogni città turca, è uno degli slogan dell’Akp. E un approccio nuovo, si sa, anche al problema curdo (investimenti, ipotesi polizia invece di esercito), che ha portato voti anche dall’est e dal sud depresso – pur se il conflitto è ben lungi dell’esser risolto.

(Istanbul, lungomare di Besiktas)

La nuova Turchia che avanza, insomma, a spese dei generali, dei laicisti e degli intellettuali istanbulioti.  Di questi ultimi, avevo avuto un assaggio il giorno prima incontrando – al tramonto sulla terrazza del leggendario Hotel Bebek sul Bosforo, ritrovo della crème istanbuliota – Murat Belge: lo storico editore di Orhan Pamuk. Chiacchierando di principesse, navi affondate, sufi e alta politica. Tra un caffé e un paio di whisky. La vecchia Turchia al tramonto? Di certo, mi informa Belge, anche la sinistra laica e intellettuale comincia a stufarsi dei generali, o almeno ad ammettere che un loro ridimensionamento nella politica turca è necessario. Pur contestando i metodi “giustizialisti” di Erdogan. Ma soprattutto, sorpresa, persino il mito di Ataturk sembra lievemente appannarsi nella nuova Turchia dove pure i suoi ritratti restano onnipresenti… leggi qui di un nuovo libro sullo storico padre della patria turco che sta facendo discutere a Istanbul propro perché scritto da un intellettuale laicista…

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Filed under Il Mediterraneo delle Rivoluzioni, Turchia

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