Mosca-Damasco, ritorno e andata

Alla fine sono venuti a Mosca come annunciato, gli “oppositori” siriani. Ma nessuno ne ha parlato. Perché la prima delegazione invitata informalmente dal ministero degli Esteri russo – c’era da aspettarselo, data la posizione russa all’ONU su Damasco – rappresenta l’opposizione “buona” e “leale”, interna al paese. Quella che continua a credere in un possibile dialogo con gli Assad per spingerlo alle riforme. Li guidava il capo del partito comunista siriano, Qadri Jamil. Che comunque ha chiesto la liberazione delle centinaia di prigionieri in carcere, e la fine delle violenze. Per lui, il veto russo all’ONU sulla risoluzione di condanna a Damasco è bifronte: “Cattivo perché prolungherà probabilmente la vita al regime, buono perché evita la guerra civile e la spaccatura del paese”. Niente di fatto insomma, anche se Mosca ha promesso di accogliere, sempre in ottobre, una seconda delegazione, stavolta dell’opposizione “vera”: quella riunitasi la scorsa settimana a Istanbul che chiede le dimissioni di Assad senza mezzi termini. Staremo a vedere.

Intanto voglio proporvi un commento sui rapporti Russia-Siria eterodosso, ma interessante: lo firma sul suo blog personale Geidar Dzhemal, personaggio assai controverso in Russia, islamista della prim’ora nel post-Urss, ma anche commentatore autorevole sui media. Con ottimi agganci nel mondo arabo-musulmano amico di Mosca, e non. Secondo lui, Medvedev sarebbe pronto a mollare l’alleato storico Siria. Ma ce la farà ora che è delegittimato politicamente dopo l'”arrocco” con Putin? Certo è che dopo il veto alla risoluzione di condanna Onu su Damasco, la Russia ha improvvisamente cambiato posizione: “potremmo appoggiare una risoluzione sulla Siria”, ha detto a New York il 29 settembre il rappresentante russo al Palazzo di Vetro Churkin. E venerdì ci si è messo anche Medvedev: “Riforme o dimissioni” ha chiesto ad Assad. Secondo Dzhemal, il mutato atteggiamento “E’ collegato con il processo elettorale in Russia. Molti pensano che dopo la candidatura di Putin alla presidenza l’intrigo nel tandem sia finito. Invece sta solo cominciando a svilupparsi. Lo dimostra il trattamento scandaloso riservato a Kudrin, che è ovviamente un uomo di Putin. Così, colpire la Siria per bocca della delegazione ufficiale russa all’ONU – è anche un atto contro il potere di Putin, che sostiene con chiarezza l’attuale regime di Damasco”. Come quando Medvedev lo bacchettò su Gheddafi, per aver parlato di “crociate”. Dzhemal però va oltre: “Il fatto è che sia Putin che Medvedev sono legati a diversi clan di potere ai più alti livelli della politica internazionale. Dagli interessi diversi. Tutto ciò che è accaduto in Russia dopo il 1991 – ha seguito la linea dei Democratici Usa: Chubais, Gaidar… la privatizzazione in Russia fu svolta sotto l’egida del clan Clinton. Putin è stato il primo ad aver cambiato notevolmente campo. Nel 2001, usando l’11 settembre, “disertò” a favore dei repubblicani. Ciò significa che ha giurato fedeltà a Bush e al suo nuovo ordine mondiale. Nei successivi 8 anni, Putin è stato al potere con l’appoggio dei repubblicani. (…) Ma lungo la strada è caduto in una trappola. Ora il mondo segue una nuova tendenza, con l’avvento al potere di Barack Obama. Non è un caso se al suo fianco c’è Hillary Clinton. (…) Medvedev ha prestato giuramento per il nuovo ordine – legato direttamente a Obama. Pertanto, le divergenze su Libia e Siria sono legate alla distribuzione dei ruoli in Russia – e non potranno che aumentare”. Teorie complottistiche azzardate che non amo e non condivido troppo, ma che forse hanno un nocciolo di verità, in barba al conclamato “ritorno alla guerra fredda” tra Usa e Russia in era Putin.

Foto: l’ambasciata siriana a Mosca

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Filed under Il Mediterraneo delle Rivoluzioni, Middle East, Russia/ ex Soviet Space

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