Bollettino settimanale.

Inauguro con questo post una nuova rubrica che vedrà un breve riassunto-diario settimanale di piccoli fatti o notizie o eventi in Russia, non rilevanti magari per i media internazionali, ma interessanti, o curiosi, o significativi per me. Un modo anche, lo confesso, per tenere aggiornato il blog quando non ho tempo per lunghi post…

Il patriarca russo Kirill ha annunciato oggi che si recherà in visita in Siria, incontrando anche il presidente Bashar Assad. Guarda un po’. La diplomazia mediorientale del Cremlino fa passi da gigante e non si nega nulla… dopo le incursioni a Pyong Yang dal Caro Leader, il capo della chiesa Ortodossa di Mosca si riconferma “spione” russo numero uno al mondo… buon sangue di ex Kgb non mente, dicono i maligni.

Una Città Proibita intorno al Cremlino, come a Pechino. La sta innalzando sottobanco, tra le proteste dei cittadini, l’amministrazione presidenziale nell’area storica di Kitai Gorod (China Town, appunto), l’antico nucleo medievale di Mosca, innalzando palizzate d’acciaio alte diversi metri intorno ai palazzi sede di vari e distaccamenti governativi, proprio su una delle piazze più belle e rappresentative della capitale. Gli operai avrebbero già intaccato le mura antiche sotterranee (che si possono vedere dal sottopassaggio del metrò), denunciano i difensori del patrimonio urbano – cosa che fece, prima di loro, solo Stalin. Ce n’era proprio bisogno? Tutta l’area è già in mano alla presidenza di fatto. Hanno qualcosa da nascondere?

E’ iniziata la campagna elettorale in Russia, in vista del voto alla Duma del 4 dicembre. Anche i dibattiti tv, tra i 7 partiti partecipanti al voto alla Duma. Nel primo programmato, sul Canale 1 di Stato,  qualche giorno fa, il comunista Zhiuganov si è trovato di fronte una sedia vuota: lo “sfidante” di Russia Unita, il partito al potere, non si è presentato. Evidentemente non lo ritiene necessario. Anche se la popolarità di RU, come quella di Putin, secondo un sondaggio recente sono ai minimi storici? Boh.

Sono arrivati anche i primi osservatori elettorali internazionali. Quelli del Consiglio d’Europa, il presidente della Commissione Elettorale Centrale russa – il mitico V. Churov, autore della celebre frase “Putin ha sempre ragione”  – non ha voluto riceverli. Tanto, dice, si sa che sono “politicizzati”.

La diatriba tra Mosca e Dushanbe dopo l’arresto in Tagikistan di un pilota russo che aveva sconfinato illegalmente, si sta trasformando in guerra diplomatica aperta: i russi hanno minacciato di espellere almeno 100 lavoratori migranti tagiki come ritorsione. Pare che dietro, in realtà, ci sia una ‘vendetta’ personale di Rahmon(ov), il presidente tagiko, per l’arresto in Russia di un suo parente che lo ha fatto infuriare. In Russia “tagiko” è sinonimo di Gastarbeiter (oltre che oggetto di attacchi razzisti): quasi metà del paese ex sovietico più povero dell’Asia Centrale lavora in Russia, perlopiù stagionalmente e come manovale. Come i moldavi in Italia.

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Filed under Russia/ ex Soviet Space

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