Bollettino settimanale (“Che faccio, voto o non voto?”)

Putin, the Virgin’s Belt, and a look to Russia 2018

Meno 7. Conto alla rovescia: ci siamo, tra una settimana il voto alla Duma. La campagna elettorale, segnata da un’infinità di scandali pre elettorali che hanno investito Russia Unita (rivelati prontamente dal web russo), sta per chiudersi. Il Partito, lo sapete, crolla nei sondaggi del 10 rispetto all’ultimo voto, potrebbe perdere la maggioranza assoluta. A favore di comunisti e nazionalisti.

Ma la notizia della settimana, anzi del mese, dell’anno o “forse del secolo” scherza qualcuno, sono i fischi a Putin. Che in una sola settimana sono diventati virali, moltiplicandosi contro i rappresentanti del potere. Ormai, il fischio è di moda in Russia, tra gruppi facebook e campagne anti Putin.  Anzi, “è diventata una moda disprezzare il regime” aggiunge Yulia Latynina su Radio Echo di Mosca. “La fine di un’epoca” scrive il blogger Navalny, a mio avviso esagerando: i fischi da soli non porteranno a nulla, sono mera protesta non costruttiva. Ma il tabù è rotto, questa sì è una notizia epocale. Dopo il partito, anche Putin si può criticare e schernire. Ed è stato rotto nel giro di pochi mesi. Quel che pareva impossibile solo un anno fa, ora accade. Tutto grazie a Internet. La domanda è come, quando e se intaccherà la struttura del potere.

La campagna elettorale, infatti, resta tutto sommato priva di alternativa. I cittadini avversi al “Partito dei ladri e truffatori” (ormai moltissimi russi lo chiamano così, anche su alcuni media – “PLT” – senza nemmeno sciogliere l’acronimo, tanto capiscono tutti) si dividono: forte la tentazione di non votare, ma forte anche il timore che il voto degli assenti venga “rubato”. Il dibattito infuria su internet. Molti rimpiangono la vecchia opzione del voto “contro tutti” abolita negli anni scorsi (raccoglieva fino al 20% dei consensi) – ma si può sempre sbarrare l’intera scheda, propone Nemtsov. Oppure: “Voterò per chiunque, purché non sia il partito al potere” (opzione Navalny) cioè, turarsi il naso. Chubais ha detto che non vota, “per la prima volta in 20 anni”: scandalo. Kasparov che con altri oppositori boicotta il voto (opzione K.), accusa Yabloko per aver deciso di partecipare alla corsa, legittimando così a suo avviso la “farsa elettorale”. Sul web si diffondono consigli agli elettori per evitare frodi: “Quando ti chiamano verso le 18 dal seggio per chiederti se andrai o no (pare sia routine, nda), se intendi votare dì che non lo farai, poi arriva all’ultimo momento prima che chiudano e controlla se qualcuno lo ha già fatto per te. Oppure, se non vuoi proprio votare, digli che stai andando, così non oseranno falsificare la tua scheda”. Il rischio astensionismo, a sentire gli umori della strada, è altissimo. Secondo il Centro Levada, i più dissidenti e critici sono anche politicamente inattivi – il popolo di Internet, appunto. RU per sentirsi legittimata ha bisogno di un’affluenza alta, e, pare, di minimo un 58% delle preferenze (che nei sondaggi non hanno). Che faranno, imbroglieranno? E quanto?

E qui finalmente qualcosa che unisce Egitto e Russia: la metà dei cittadini (ancora sondaggi) pensa che ci saranno brogli alle prossime elezioni.

Intanto le tv ufficiali, accusate più volte recentemente di censura – sembrano aprirsi un po’ al dibattito politico, forti anche, forse, del tabù ormai rotto. Grigory Iavlinski mercoledì sera dalla star “integrata” V. Saviolov ha avuto un’ora tutta per sé per attaccare frontalmente premier russo e partito, incassando pure gli applausi del pubblico a scena aperta. In diretta. Ma la sua partecipazione allo show politico principale del primo canale di Stato (prevista comunque dalla legge elettorale) ha accresciuto i dubbi: proprio Yabloko è il grande interrogativo del voto. Perché Iavlinski dopo il ritiro dalla politica è tornato? A che gioco gioca? Si chiedono in molti. Nei sondaggi la Mela non supera il 2%. Per qualcuno, si sono venduti al governo: Medvedev sarebbe pronto a offrire un posto da ministro a Iavlinski nel suo governo. Anche se non entra nella Duma? Accetterà?
Del Congresso del Partito a Luzhniki che ieri ha incoronato Putin candidato alle presidenziali del 2012, non vale la pena parlare: nessuna sorpresa (però, io che ero in sala il voto unanime per Vvp non l’ho visto: c’erano metà mani alzate, e Gryzlov è stato molto sbrigativo a dare i numeri). Ma la grande incognita è Medvedev: del suo ruolo di capolista e futuro premier, in sala nessuno ha parlato. Che fine farà? Povero Dima.
E insomma, se nessuno andrà a votare, quando cambia la Russia? Molti pensano: nel 2018, Putin secondo alcuni membri del partito con cui ho parlato ieri al Luzhniki, non andrà oltre il primo mandato (che poi è il terzo).

Proteste per proteste, ce n’è una di cui nessuno parla ma che ha un grande valore: a Makhachkala 6mila persone (foto qui sopra, e link) si sono riunite per chiedere di mettere fine agli abusi dei servizi segreti contro i musulmani. Più di quante ne raccolgano di solito i partiti d’opposizione in piazza a Mosca. C’erano i familiari dei rapiti, torturati, uccisi o spariti nella guerra al terrorismo. E’ la prima volta che scendono in piazza così tanti e in modo così aperto. E ci vuole un bel coraggio a farlo nel contesto del Caucaso – molto più che fischiare Putin allo stadio. Molti dei partecipanti, infatti, sono nel mirino a loro volta per l’aderenza all’islam rigoroso, o salafita. Nel Caucaso dove il malcontento per il potere centrale è enorme – eppure ad ogni elezione, RU incassa consensi “bulgari”. Quantomeno sospetti. Succederà anche stavolta? Anche i “dissidenti” caucasici come i russi slavi, ora sono attivissimi su internet – ma qui, la vera opposizione al Potere è l’Islam.

Intanto, sperando nelle urne, governo e comunisti si affidano alla Madonna: la Cintura della Vergine dal Monte Athos esposta per la prima volta in Russia, a Mosca ha raccolto 800mila pellegrini. File chilometriche per una settimana. Pare aiuti la fertilità. Putin l’ha accolta all’aeroporto, il comunista Zhiuganov è andato a vederla alla Cattedrale del Cristo Salvatore. Come durante la seconda guerra mondiale, quando i tedeschi erano alle porte di Mosca e Stalin accettò di esporre l’Icona della Madonna di Kazan. “Il popolo ha bisogno di credere in qualcosa per vincere”, disse. Funzionò.

La vignetta in alto l’ho presa dalla pagina del Gruppo “Fischia Putin” su V Kontakte: “Sire – dice Vladimir Soloviov, conduttore del primo canale, a un Putin inquieto nelle vesti di uno zar medievale (forse Ivan IV) – vi fischiano in segno di ammirazione!”. Dietro la tenda mezza nuda si nasconde la cortigiana-Vladislav Surkov.

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Filed under Islam in Russia and former Ussr, Russia/ ex Soviet Space

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