The red line: Syria and russian elections

foto: Reuters (syrian oppositioners mocking Putin)

So while a new draft resolution condemning Damascus is right now under discussion at UN SC in NY, with Russia still saying “niet”, rumors in Moscow increase about a possible changing in Moscow’s position on Syrian crisis after russian Presidential Elections, on march 4. After that deadline (before summer), Putin – currently in full electoral campaign, i.e. needing to avoid compromises on foreign politics – would be ready to say yes to a thougher international stance against Syria, as well as against Iran (i.e to stronger sanctions or an explicit condemnation of crackdown on opposition for example, but staying firm against any foreign military intervention):  this is the “red line” for Moscow as foreign minister Lavrov spoke recently, and syrian permanent representative to UN Al-Jafari repeated yesterday: “Syria’s sovereignty, independence and territorial integrity are a red line”.

Why? In exchange for a closed eye and softer stance on next russian vote, democracy and HR in the country from western side, for example. Or some other bargain yet to negotiate.

And if by now the Kremlin is fiercely opposing any overthrow of Assad’s regime, in the coming months – after elections – Moscow would be preparing to welcome Bashar and his family (i.e. as political refugees: a “serbian option”), thus meaning the formation of a national coalition transitional government in Damascus including Muslim Brothers as recently proposed by some MO actors. When? Russia might be persuaded to act if the Assad regime looks certain to fall, experts say.

In the meanwhile, Moscow again proposed to host dialogue between Assad’s circle (already accepted) and (true) syrian opposition (so far dismissed): will it fail as usual or get some audience this time? Some analysts also talk about a possible participation of russians in an hypotetic after-crisis monitoring or peacekeeping mission.

Here’s a link to Arab League’s observers mission to Syria leaked report, which is serving as a base for the discussion on the proposed UN resolution (remember that so far Russia has been a strong supporter of AL efforts on Syria)

4 Comments

Filed under Il Mediterraneo delle Rivoluzioni, Middle East, Russia/ ex Soviet Space

4 responses to “The red line: Syria and russian elections

  1. “Syria’s sovereignty, independence and territorial integrity are a red line”. Tutto ciò che dice Mosca a proposito della Siria può essere facilmente letto come un “ve l’avevo detto io” riferito alla Libia. La Russia è convinta di essersi lasciata turlupinare per astenersi sulla Libia e non vuole ricascarci. In realtà i russi erano convintissimi che non vi fossero azioni di Gheddafi contro il suo popolo (solo reportage artefatti di Al Jazeera), per cui la NATO non avrebbe incontrato situazioni nelle quali “proteggere i civili”, come recita il concetto-chiave della Risol. 1973/2011 (i carri armati sulla rotonda di Bengasi a 2 km dal centro però ci sono arrivati, e sparavano a casaccio). Oggi, a rivoluzione terminata, i russi insistono e dicono che in Libia si è dato vita ad un qualcosa simile all’Iraq o all’Afghanistan, per colpa ovviamente della NATO. Meno male che per le informazioni non dobbiamo dipendere dai russi.
    Una cosa che i russi non hanno capito, e molti ancora stentano a capire fuori dalla Russia, è che i libici ci hanno implorato di tirare contro le truppe di Gheddafi: sia quelli bloccati a Tripoli, sia gli altri. La sovranità libica non è mai stata in discussione né lo sarà-
    Bene, speriamo che la Russia plachi Assad e che la Siria si pacifichi: quando fra cinque o dieci anni Assad sarà trovato in un sottoscala e maltrattato, ricorderemo che questa volta gli sarà andata liscia?

  2. Da La Voce della Russia in italiano:
    “La comunita’ internazionale deve dare al popolo siriano la possibilita’ di decidere da solo le sorti del paese. Lo ha annunciato oggi Vladimir Putin in un incontro che ha avuto, come candidato alla presidenza, con i rappresentanti di varie confessioni della Russia. (…) E’ inammissibile ogni ingerenza negli affari interni di uno stato sovrano. Come esempio egli ha portato la condizione terrificante in cui versano le citta’ che in Libia si erano schierate con Gheddafi. Sono in corso delitti agghiaccianti di cui nessuno parla. ”
    Non ci sono città in Libia che si erano schierate con Gheddafi. Ci sono solo persone. Purtroppo qualcuno di loro ha agito male per anni e anni e adesso fronteggia le sue responsabilità in un sistema dove la legge è quella del taglione perché proprio il Regime aveva azzerato il sistema giudiziario. I russi sono stati fra i pochi che a marzo 2011 non hanno evacuato l’Ambasciata a Tripoli, ma si sono guardati bene dal venire a vedere a Bengasi come si articolasse l’organizzazione della Rivoluzione. Ci sono venuti tutti, alleati della Libia o solo Paesi interessati, ma i russi no. E non si fanno vedere neanche adesso, probabilmente non vanno proprio in giro nel Paese (soprattutto ora dopo il veto sulla Siria). Quando pronunciano le loro sentenze sulla Libia, come fanno onestamente a credere di avere informazioni migliori di quelle di altri?

  3. Forse sulla Siria le hanno, migliori informazioni, visto che i loro uomini sono gli unici che ancora frequentano il paese (giornalisti, preti, diplomatici, businessman, studenti islamici, spie, e mogli di siriani, tante, che incontrai a Damasco a marzo-aprile), benché blindati e censurati a ogni viaggio, gli osservatori di Mosca come la Lega Araba… ma le usano faziosamente, per ora, come si vede sui media di qui. E in parte sì, come dici tu, molti sono davvero convinti che le notizie sulla repressione siano false e manipolate (del resto vanno quasi esclusivamente nella capitale, o ad Aleppo). Ma ora si nota una forbice, anche qui, dopo le manifestazioni anti Putin, nell’informazione sul MO – interessante.

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