Bollettino settimanale (canto funebre per Dinamo)

Lo stadio Dinamo di Mosca, inaugurato nel 1934

Le ruspe a Mosca stanno demolendo il mitico stadio Dinamo. Aperto nel 1934, sede delle Olimpiadi del 1980, ci hanno suonato Michael Jackson e i Deep Purple; chiuso nel 2008 per restauri, oggi la prevista “ricostruzione”, come spesso venivano chiamate le demolizioni di edifici storici nell’era del sindaco Luzhkov,  svela il suo vero volto: del vecchio stadio rimarrà solo il portale ovest, quello principale con colonne e decò soviostalinista. Le mura già non ci sono più, come mostrano queste foto. All’attacco i “preservazionisti”, ma ormai è tardi: il progetto della Vtb-Arena, avviato coi fondi appunto della Vtb Bank, punta a un edificio che con quello antico non ha più nulla a che fare. Succede in tutto il mondo, da Wembley in giù, fanno notare pragmatici gli esperti di sport ricordando che senza i soldi di Vtb lo stadio sarebbe morto del tutto. Ma il cordoglio a Mosca è grande, un altro pezzo di storia se ne va, dopo che il nuovo sindaco Sobianin aveva promesso di starci più attento.

E proprio dalla banca Vtb questa settimana è partito un dibattito divenuto infuocato nel mondo del business russo: pro o contro Putin? “Il business deve appoggiare il potere”, aveva dichiarato il capo dell’istituto di credito Kostin. Ma in Russia non tutti i suoi colleghi sono d’accordo. E oggi Kostin spiega dalle pagine del Kommersant cosa voleva dire veramente, esprimendo critiche al premier: “12 anni al potere sono molti”, si rischia la stagnazione, e Putin farebbe meglio, dopo la prossima scontata rielezione, a non cercare un secondo (cioè quarto) mandato. Stabilità, chiarezza ma anche elezioni oneste sono parole chiave per chi fa affari.

Si dibatte anche il destino di Russia Unita, il partitone di governo ormai pesantemente screditato dopo le elezioni alla Duma del 4 dicembre scorso che hanno scatenato le proteste anti frode nel paese: Putin l’ha abbandonato e non vi fa più riferimento nei suoi discorsi, i suoi membri si candidano come indipendenti nelle regioni per schivarne il marchio d’infamia, c’è chi parla di uno smembramento e chi di una rifondazione (re-branding) sotto diverso nome. Lo faranno suicidare per salvare Vvp? E dopo?

Sul fronte opposizione, il blogger Navalny esce allo scoperto: parlando col quotidiano Vedomosti s’è fatto sfuggire di aver registrato un Fondo Anticorruzione. Cos’è? Una super-ong che riunisce i suoi 3 progetti on line anti corruzione già esistenti. Insomma, un possibile embrione di partito politico. E stavolta i finanziamenti saranno trasparenti per evitare le critiche di essersi (s)venduto agli Usa. Mi servono 300mila dollari, ha ammesso candido Navalny. E già alcuni facoltosi russi si sono detti pronti a offrirglieli, mettendoci stavolta nome e cognome: segno anche questo dei tempi che cambiano, fino all’anno scorso gli sponsor del blogger preferivano restare anonimi per paura di persecuzioni (da ricordare lo scandalo di Yandex Dengi, il sistema di pagamento on line del portale più famoso di Russia che aveva rivelato l’identità di alcuni suoi clienti su pressione dei servizi segreti). Ad esempio, nuovi patron di Navalny sono il figlio del fondatore di Vimpelcom, il businessman Boris Zimin, e l’ex manager di Alfa-Group Vladimir Ashurkov. In televisione stamattina, il capo del comitato anti corruzione russo ha detto che il progetto del blogger è “una buona idea”. Ma cooptarlo sarà difficile, anzi impossibile per le autorità.

Intanto, nel piccolo stato fantasma dell’Ossezia del Sud, dichiaratosi indipendente da Tiblisi dopo la guerra Russia-Georgia del 2008 e tuttora nel limbo internazionale, è ancora in ospedale in gravi condizioni Alla Dzhioeva, eletta presidente a fine 2011 sconfiggendo il candidato appoggiato da Mosca. La settimana scorsa all’improvviso nel suo ufficio hanno fatto irruzione le teste di cuoio, arrestando alcuni suoi sostenitori: Dzhioeva è stata colta da un infarto. Una brutta pubblicità per la campagna elettorale di Putin e un simbolo – la candidata che non molla – di cosa si muove nell’ex impero.

In un’altra area ex sovietica, l’Asia Centrale, invece, dopo il Kazakhstan anche il vicino Turkmenistan, ricchissimo di gas, sembra seguire il “modello russo” con la creazione di candidati-fantoccio alla presidenza: erano 7 oltre a sfidare il leader in carica Kurbanguly Berdymukhamedov, ma ma lui nel voto di ieri è stat rieletto con oltre il 97%. Niente primavera ad Ashgabat: Mentre l’Italia rafforza i propri rapporti col paese sul Caspio.

Fabio Capello andrà ad allenare l’Anzhi Makhachkala? Ridda di smentite e dubbi da Mosca. Qui l’interessante ritratto del patron del club daghestano, l’oligarca Suleiman Kerimov, tracciato dal FT.

A livello internazionale, la crisi siriana intanto si acuisce, e Mosca ha sempre più i piedi puntati nel fango. Ora che anche la Lega Araba ha “tradito” Assad, che farà la Russia? La novità di questi giorni è la proposta da parte della Lega di una missione di caschi blu da inviare a Damasco, mista di membri della LA e dell’ONU. In questo caso ci vorrà un nuovo voto al Palazzo di Vetro – complicatissimo. Ma quel che è certo è che se dovesse essere approvata una tal missione, i russi vorranno essere in prima fila (almeno idealmente) coi propri peacekeepers. Il viaggio recente del ministro degli Esteri russo Lavrov a Damasco, non pare aver dato buoni frutti. Ma la delegazione russa che lo ha accompagnato nella capitale siriana racconta una città “piena di striscioni e bandiere che ringraziano Russia e Cina”. Molti siriani hanno studiato nell’Urss. Anche se Mosca per ora sembra condurre i giochi o almeno frenarli, comunque, la sensazione è che non potrà evitare un altro scacco alla propria diplomazia in Medioriente. Che sia di tipo “libico” o no.

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Filed under Russia/ ex Soviet Space

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