L’un contro l’altro armati (la “dittatura della classe creativa”).

foto: Liudmila Zinchenko (dall’album “Scompiglio”)

Se prendete un treno in questi giorni, le Ferrovie Russe distribuiscono un foglio curioso: “Che Dio non voglia!” si chiama, nuovo giornale dal copyright indefinibile che infila un florilegio dei pericoli che la Russia corre se dovessero vincere “quelli della Palude”, cioe’ i manifestanti per elezioni libere.”Non siamo soddisfatti di questo governo, ma non abbiamo ordinato la rivoluzione” strilla la prima cavalcando in parte l’onda del malcontento modaiola, dall’altra gli spauracchi putinisti. 8 pagine, tiratura 6 milioni di copie.

La campagna elettorale e’ agli sgoccioli. Putin, super favorito per il ritorno al Cremlino ma candidato “invisibile”, spara tutte le sue cartucce. Quelle preferite e piu’ ‘facili’, stamattina allo stadio olimpico di Mosca (foto) nel suo primo bagno di folla pubblico dai fischi allo stadio contro di lui, 4 mesi fa: non la stabilita’ economica ma la minaccia di un complotto esterno, la Russia come patria da difendere a ogni costo, come a Borodino contro Napoleone. “Moriremo per Mosca, contro i nostri nonni” dice citando Lermontov, ma stavolta a me pare che piu’ che con l’Occidente, ce l’abbia coi moscoviti: i suoi nemici principali nella riconquista del Cremlino. Vincera’, forse gia’ al primo turno, pero’ quelli non lo lasceranno mai in pace.

Ma la novita’ di queste ultime settimane di campagna elettorale (si fa per dire) e’ un’altra: la spaccatura tra i russi, nel discorso del potere e in quello dei media, in due schieramenti nettamente contrapposti. L’un contro l’altro armati, si accusano delle peggiori nefandezze e si schiaffeggiano in pubblico quando si incontrano. Pro e contro Putin, numeri contro numeri, sfida aperta a chi ne porta di piu’ in piazza. Sulle tv pubbliche ad esempio, dopo le prime manifestazioni di massa i toni si eran fatti piu’ concilianti verso l’opposizione, una piccola concessione alla piazza. Ma a 10 giorni dal voto l’aggressivita’sale, e ormai si ammette, anzi si da’ per scontata, l’esistenza di questa fetta del popolo russo che non ama Putin, la “gente delle Paludi” – pochi mesi fa, sarebbe stato impensabile. Ora, mettono pepe nei talk-show. I sostenitori del ‘sistema Putin’ – autodefinitesi AntiArancioni – paventano il rischio di una catastrofe se lui dovesse lasciare il potere, una rivoluzione colorata come in Ucraina o Georgia, anzi peggio: Russia come Egitto, Siria, Libia, sangue e rischio di una guerra civile. E chi va in piazza e’ un agente del “GosDep”: Dipartimento di Stato Usa, nuovo tormentone dei media russi (Mtv ci ha fatto pure un programma tv, subito cancellato). Chi e’ contro Vvp, in breve, vuole la rovina del paese. Capofila di questa tendenza il putiniano Kurginian col suo autofondato movimento “Sut vremeni”: lui la “primavera bianca” russa la chiama “dittatura della classe creativa”. Attacca i moscoviti “ben vestiti” e con l’I Phone in mano, privilegiati che disprezzano quelli della provincia, poveri e incolti che votano Putin. Ma lo stesso Putin oggi al Luzhniki ha chiesto retoricamente ai suoi, come a cercare conferma: “Voi amate la Russiaaa?”. Risposta: “Siii”. Come a dire: quegli altri, gli oppositori, non la amano. Nel video “Russia senza Putin” (qui sotto) si disegnano scenari apocalittici in caso di vittoria dell’attuale opposizione: nuova guerra in Cecenia, il Caucaso diventa un califfato islamico, Mosca e’ preda di fame e poverta’, l’exclave di Kaliningrad e’ invasa di profughi, e’ emergenza umanitaria mondiale mentre il blogger Navalny e’ accolto con mille onori a Washington e Parigi, gli danno il Nobel. I cinesi si insediano oltre l’Amur con un proprio governo, peacekeepers giapponesi sbarcano a Vladivostok. Le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 si tengono in… Georgia.

Dall’altro lato, esagerando in senso opposto, l’opposizione accusa le folle e quelli che fanno campagna pro Putin di essere tutti prezzolati, precettati sul posto di lavoro (sono in maggioranza dipendenti pubblici) o peggio minacciati (ci è finita di mezzo l’attrice Chulpan Hamatova) soggetti a lavaggio del cervello se giovani. Pecore. La spaccatura si evidenzia sempre più anche nel mondo dello spettacolo e dell’arte russi. Fino ai video delatori contro i Puting-isti, derisi e messi alla gogna ovunque sul web. Copioni perche” ripetono le manifestazioni dell’opposizione con scarsa fantasia: i caroselli di macchine, etc etc. In un video visto da 3 milioni di persone su U tube, Putin appare dietro le sbarre, sotto processo al posto di Mikhail Khodorkovsky. Clima pesante, insomma.

Ma poi, esistono davvero queste 2 Russie? Citta’ contro provincia? Modello asiatico vs Europa? Intellighenzia contro burocrati e operai? La verita’ come al solito e’ piu’ sfumata: le due anime russe si mescolano, anche in periferia. E i rivoluzionari bianchi danno la colpa della spaccatura ai putiniani: noi siamo pacifici, siete voi che soffiate sul fuoco cercando lo scontro.

Intanto, viene decretata la fine di Medvedev dai suoi stessi spin doctor: Igor Yurgens, politologo a capo del think thank Insor, fondato proprio da Medvedev, fa sapere che al presidente alla fine del mandato “non si addice” il ruolo di premier. Nessun commento ufficiale dall’interessato. Che pero’ incontra l’opposizione “asistemica”: il liberale Nemtsov e il sinistrorso Udaltsov tra gli altri – ma perche’ solo ora? “Interessante e inutile”, il giudizio dei presenti.

Putin, candidato invisibile ma premier onnipresente, fa fare la campagna ai suoi ‘avatar’, i 499 fiduciari che lo sostuitiscono nei dibattiti tv. A volte sfidando altri avatar, quelli degli altri candidati che si rifiutano di dibattere con gli ologrammi del leader. L’effetto surreale e’ assicurato. Il candidato-oligarca Prohorov (in gran rimonta pare nei sondaggi, ma lui stesso si aspetta al massimo un 10-12%) passa tutto il tempo a difendersi dall’accusa di essere “un progetto del Cremlino”. Nessuno gli crede. Ha arruolato anche la sorella Irina, nuova eroina del web – lei si’, dicono tutti, colta elegante e pungente, che a fatto a pezzi il regista pro Putin Mikhalkov in un dibattito elettorale in diretta tv, sarebbe un bel presidente per la Russia.

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Filed under Mass, Culture & Society, Russia/ ex Soviet Space

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