Il silenzio di M., un po’ di hip hop, e la macchina del fango.

Credevamo di essere gli unici a chiederci (beh, ogni tanto), dove sia finito Dmitri Medvedev in questi ultimi giorni da presidente russo. E invece no. In fondo, benché fortemente screditato dall’arrocco con Putin annunciato a settembre, fino a domenica prossima è ancora il capo di stato del paese. E stando a quanto ha promesso Putin – che, si dice, non tradisce mai i suoi finché gli sono leali – da maggio dovrebbe diventare premier, anche se forse per un periodo non lungo. Eppure,da lui è silenzio totale sulle proteste e il voto che agitano e appassionano il paese. A chiederselo oggi sono 3 vedette della tv Dozhd (Ksenia Sobchak, il rapper Vasia Oblomov e il giornalista Parfionov), con un videoclip hip hop satirico dal titolo Addio, Orso!  dedicato al capo del Cremlino in cui, in piedi su un gommoncino battezzato Romantica, scaricano tutta la rabbia della piazza contro il “traditore”. Duro e accusatorio: Signor Presidente, dove sei? perché non parli? “Dmitri Anatolevich,  ci dispiace per te che “sembri non esserci più. Il paese è nel casino, e tu non ci sei, non dici cosa pensi. Davvero siamo sotto minaccia arancione, invasione Usa, terrorismo ceceno, crisi cronica, abisso infernale? Ci serve Vova (Putin) o no? Tutti parlano di lui, e lui solo parla. Dov’eri mentre marciavamo sotto la neve?  In fondo nel 2008 per te ha votato un’enorme percentuale. Per 4 anni non hai fatto nulla, poi ha liberato la sedia per insegnare a Skolkovo. Potevi dircelo, che non te ne fotte nulla, ti abbiamo scritto su Facebook, e tu niente. Parla con noi, non scrivere su Twitter! Così non si fa. Distinti saluti, il popolo russo”.

Intanto, mentre la stessa Dozhd Tv prosegue la sua campagna di “smontaggio” dei miti dell’era putiniana trasmettendo, dopo l’intervista ai “diavoli” Berezovsky e Sakaashvili, una serie di speciali che riabilitano i “torbidi” anni 90, sulle tv pubbliche dopo una breve tregua riprende la battaglia contro l’opposizione. Con la caratteristica macchina del fango made in Ntv, il canale collegato a Gazprom che già a dicembre dopo il voto aveva preso di mira la ong anti frode Golos accusandola di essere un agente degli Usa. Stasera è andata in onda la seconda puntata di “Li aiutano dall’estero” – indovinate chi? Il plot esamina la lista dei prigionieri politici letta dai leader della piazza dal palco nelle ultime proteste, notanti che tra questi ci sarebbero solo spioni, terroristi e criminali vari, tra cui Khodorkovski che è un “prigioniero economico”. Il montaggio alterna lunghi filmati d’archivio sui leader della guerriglia del Caucaso Shamil Basaev (morto)  e Dokka Umarov (ancora vivo, ma nessuno dei due ha nulla a che fare con la lista, benché quest’ultimo, si nota con malizia, abbia suggerito di apprezzare le proteste). Alla gogna nel video le organizzazioni per i diritti umani che le hanno stilate, in particolare Lev Ponomarev, spiato dal canale nei suoi incontri con attaché politici delle ambasciate occidentali a Mosca, inclusa la giapponese. Nel pastone si mescolano, collegandoli ai volti della protesta di piazza di questi mesi, Al Qaeda e la Siria, la Ue e Kavkaz Center: “il sito è considerato dagli occidentali alla stessa stregua dell’opposizione a sistemica russa”, commenta un esperto nel finale. E’ l’ultima stoccata dei vertici ai dissidenti prima del voto – un capolavoro nel suo genere.

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Filed under Mass, Culture & Society, Russia/ ex Soviet Space

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