Dopo la piazza – il processo.

Se non avete mai sentito nominare Alexei Kozlov, non c’è da stupirsi. E’ l’uomo nella foto qui sopra, appena uscito, domenica mattina, dalla prima seduta del terzo processo a suo carico al Tribunale Presnensky di Mosca. C’ero anch’io, con oltre 200 persone che all’alba di un giorno festivo, maledetto da un fitto nevischio acquoso, hanno deciso che la cosa migliore che potevano fare era alzarsi e andare a sostenere “Lesha”. Molti di loro neppure lo conoscevano di persona. Kozlov, di mestiere imprenditore (piccolo-medio, non un oligarca famoso), nel 2009 è stato condannato a 8 anni di reclusione per appropriazione indebita di fondi di una compagnia, poi ridotta in appello a 5 anni. A settembre la Corte suprema russa ha annullato la sentenza disponendo un nuovo processo, nel quale l’accusa ha gia’ chiesto una condanna a 5 anni. All’ultima sentenza, il 13 ottobre 2011, Lesha in aula era solo. Oggi lo conoscono tutti: perché è il marito di “Olya”, Olga Romanova, giornalista anima dell’ondata di proteste dell’ultimo inverno russo, membro del comitato organizzatore, e per qualche tempo anche tesoriera, poi uscita tra le polemiche.  Al tribunale, la maggior parte rimasti fuori ad aspettare, c’erano attivisti, blogger, gente scesa in piazza in questi mesi e decine di donne di “Rus Sidiashaia”, “Russia in galera”, l’associazione creata da Romanova per aiutare le famiglie di gente condannata con “sospetto”, imprenditori ma non solo – tutte con la sciarpa dell’organizzazione al collo, alla coppia visibilmente innamorata hanno portato fiori, applausi (anche in aula, con scorno della giudice), grida di acclamazione. Alcuni hanno storie incredibili come la signora Liana Shukina, un figlio condannato a 7 anni di cella per aver rubato dei quadri di pregio dal museo di Grozny durante la prima guerra cecena, da soldato semplice: la madre elenca a memoria i nomi dei generali dell’esercito russo che sarebbero i veri colpevoli. Lesha nel ringraziarli balbettava emozionato, quel piccolo difetto di pronuncia che ha colpito tutti. Per i sostenitori suoi e di Olga, che durante la seduta dalla strada gridavano “vergogna!”, l’uomo è innocente, e il nuovo procedimento a suo carico è una vendetta contro l’impegno politico della moglie. Romanova sta promuovendo da tempo una campagna a suo favore: sarebbe vittima di una caso di giustizia corrotta, una vicenda montata da un ex socio di Kozlov, l’ex senatore Vladimir Slutsker, con la complicita’ di giudici e investigatori. Lunedi, oltre 10 mila persone, tra cui l’ex presidente sovietico Gorbaciov, hanno firmato un appello al capo della Corte suprema Lebedev chiedendo un ”processo giusto e imparziale” per Kozlov.

Io non so se Lesha sia colpevole o no. Il caso nei dettagli è molto complicato. E alcuni dicono che Romanova stia sfruttando la propria popolarità nel movimento di protesta per scopi personali, cioè montare il caso a livello mediatico. Ma  quella piccola folla al tribunale che sta di fronte allo zoo di Mosca, per me racconta una storia più importante: quella della nuova società civile russa nata dalla mobilitazione di piazza di questi mesi. Il vero risultato concreto della “primavera russa”, visibile proprio nel giorno in cui molti animi si fanno prendere dallo sconforto per la vittoria di Putin e la fine del periodo del “romanticismo rivoluzionario”. Per me che frequento da anni i tribunali russi (un mio pallino segreto), è un fatto eccezionale: di solito a questi processi, esclusi casi clamorosi come quello di Khodorkovski, ci trovi 4 gatti, tuttalpiù giornalisti stranieri, attivisti irriducibili che si interessano al caso da vicino, qualche familiare.

Non è un caso forse, allora, se a seduta finita, sotto il nevischio che si infilava nel collo, mi si è avvicinata una ragazza dai capelli rossi: “Tu mi hai intervistato il 10 dicembre su piazza Balotnaya, ti ricordi?”, ha detto. Era Elena Eghorst, 26 anni, studentessa di giornalismo, di lei ho ancora traccia nei miei taccuini e nei pezzi pubblicati nei giorni dell'”euforia dissidente”. Mi ricordo nei suoi occhi e nelle sue parole entusiasmo e voglia di cambiamento. E oggi, le chiedo? Elena è triste, mi dice, ma non ha perso la speranza: “serve un cambiamento concreto, dopo quello nelle teste”.  In questi mesi Elena è entrata nella Lega degli Elettori, impegnandosi attivamente per il monitoraggio del voto presidenziale che ha riconfermato Putin. Oggi, per la prima volta in vita sua, è entrata in un tribunale, faccia a faccia con la giustizia del suo paese, seguendo qualcuno che nemmeno conosce di persona: “Ho visto un potere giudiziario chiuso e prevenuto verso i cittadini, non gli importa di noi, non si chiedono perché siamo qui in tanti”.Sarebbe pronta a entrare in politica? Forse no, “ma seguirò il consiglio di una nostra compagna che sabato 10 marzo ha parlato dal palco del Novi Arbat: cominciare a lavorare dal proprio quartiere, dal proprio palazzo, dai vicini. Ecco, io farò questo: comincerò dal mio portone”.

This slideshow requires JavaScript.

Leave a comment

Filed under Russia/ ex Soviet Space

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s