Uno, dieci, cento, mille partiti?

Ci siamo. Calmate le piazze, almeno fino a maggio, in Russia la parola passa alla politica. Questa settimana la Duma bassa dovrebbe approvare la nuova legge sulla registrazione dei partiti politici in Russia: uno dei risultati più diretti ed evidenti dell’inverno di proteste nel paese, visto come una concessione del governo ai manifestanti, o come un osso loro gettato. Sempre che il progetto rispecchi le richieste dell’opposizione. E su questo ci sono già molti dubbi. La legge infatti, proposta dal presidente uscente Medvedev (e che dunque dovrebbe avere più forza se questi, come promesso da Putin, sarà premier – ma i dubbi restano), abbassa drasticamente la soglia dei partecipanti richiesti per formare un partito, da 40mila a 500. Un passo avanti verso la democrazia? I dissidenti temono piuttosto sia un trucco per frammentare l’opposizione: nasceranno miriadi di piccoli partiti che non riusciranno a unirsi in una grande forza politica, complici le divisioni già esistenti nel movimento anti Putin. Le prime ‘application’ comunque già arrivano: a farsi avanti per primi sono, guarda un po’, i nazionalisti slavofili – sempre ben organizzati. Il loro documento, annunciano oggi, è già pronto per la consegna. Il partito sarà guidato da una nostra vecchia conoscenza, Konstantin Krylov (ne riparleremo). Ma i destrorsi russi potrebbero incontrare l’opposizione del governo: la scorsa settimana, a un briefing al Ministero degli Esteri cui ero invitata, Valentina Matvienko, ex governatora di ferro di San Pietroburgo e oggi terza carica dello Stato russo, ha confermato la volontà di riformare e allargare il panorama politico russo a “nuovi volti e nuove formazioni”, precisando tuttavia che i vertici “faranno di tutto per evitare l’accesso di estremisti nazionalisti alla politica russa”. Lì mi si è accesa una lampadina: che si riferisse al blogger Navalny? Noto per le sue simpatie nazionaliste, e l’unico nell’opposizione capace di coagulare intorno a sé un consenso ampio e multi-ideologico, nonostante la diffidenza dei liberali nei suoi confronti. Krylov l’ha già invitato a entrare nel suo partito, ma dubito che Alexei accetti: troppo radicale.

I liberali invece potrebbero unirsi tra vecchi Yabloko, Parnas, Repubblicani (gli ultimi due attendono a breve la fine del “bando” che li ha colpiti nell’ultimo anno col rifiuto di registrarli da parte del Ministero della Giustizia, una astrusa peculiarità della legge russa attuale che dal 2005 ha tenuto lontano molti oppositori dal voto), magari intorno ai soldi dell’oligarca Prokhorov, sempre che questo mantenga le sue promesse di fondare un proprio partito (due giorni fa ha detto che “non ha fretta”, ahi). Poi c’è il centrosinistra di Russia Giusta, nido di nuovi talenti della politica russa: la spaccatura tra i membri del partito che in questi mesi sono andati in piazza e quelli seduti alla Duma si accentua, forse siamo vicini a una rottura. A sinistra, Sergey Udalzov, il “Casarini di Russia”, sta lentamente crescendo in senso più moderato: in piazza Pushkin a Mosca sabato scorso per l’ennesima protesta non si è fatto arrestare (“oggi è il compleanno di mio figlio, vorrei festeggiarlo” ha spiegato) e parlando con me ha lanciato l’idea di un nuovo partito, “un nuovo grande partito di massa di sinistra in Russia”. Niente a che fare coi veterani comunisti russi di Kprf e Ziuganov? e chi lo guiderà? gli ho chiesto. “Deciderà la gente ma servono volti nuovi, per una sinistra moderna che deve staccarsi da Stalin e dal passato, prendendo solo il buono dell’epoca sovietica”, mi ha risposto l’ex stalinista ora sedicente pentito. Last but not least, Boris Berezovsky, l’oligarca nemico di Putin in esilio da anni a Londra: anche lui fonda un partito, cavalcando prontamente la nuova legge attesa al varo. Lo presenterà il 15 aprile a Londra. Il nome: partito cristiano-democratico-rivoluzionario. Eh eh.

Comunque, il punto fondamentale per la nuova legge è: permetterà o no la formazione di blocchi e coalizioni? Questa è vietata più o meno dal 2004, l’anno della stretta di Putin sul sistema politico ed elettorale russo. Ed è la chiave per coagulare un’opposizione che sia in grado di battere, o almeno insidiare seriamente, il partito al ptere Russia Unita. Se non passa, dicono tutti gli esperti, la legge sarà inutile e farà solo il gioco del potere che così potrà sfruttarla come foglia di fico democratica senza cambiare nulla.

Intanto nella provincia russa “addormentata” durante le proteste di Mosca, qualcosa si muove. Ad Astrakhan sul mar Caspio, ad esempio, si ripete la storia che ha già colpito il piccolo villaggio di Lermontovo: cittadini in sciopero della fame contro l’elezione del sindaco che ritengono truccata. E a Togliatti… la corsa al Municipio è vinta a sorpresa da un outsider indipendente che batte il candidato del partito al potere Russia Unita: si chiama Sergey Andreev, è di fede battista, carismatico, suona bene il piano. Dovrà vedersela con la crisi della casa automobilistica Avtovaz.

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