Grozny reload #

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Back to Grozny after swearing I will not get back to Chechnya for at least 3 years. So here I am, less than 2 ys went by since my last trip. Again a low fi working mood, again no immediate goal, a long term project in view (if I’ll agree to join the trip). The city keeps on changing, with building fever going on such as speculation – and yet remains the same with water shortages and so on. But globalization is advancing and  spreading in the society, despite Power’s efforts to push it away or divert it to its goals. Tale of the town: Land Grabbing, à la chechene. Updates – hopefully – soon…

Di ritorno a Grozny dopo 4 anni di lavoro nel Caucaso russo. Avevo giurato che non avrei  rimesso piede in Cecenia per un bel po’, non prima di finire il mio libro almeno. E invece rieccomi qui, ne son passati due scarsi. Di nuovo in modalità di lavoro slow fi, un nuovo progetto (ancora top secret), obiettivi a lungo termine. Argh. La città che ho visto trasformarsi in questi anni dalle macerie dell’apocalisse continua a cambiare a vista d’occhio, e allo stesso tempo rimane la stessa. L’appartamento che ho affittato per 10 giorni, in pieno centro a pochi passi dalla grande moschea centrale, è assai meglio dell’ultimo dove abitai due anni fa, due portoni accanto – c’è anche il balcone. In strada sono comparse ovunque le macchinette automatiche per ricaricare cellulari e pagare bollette, come a Mosca. Danno anche lo scontrino. Ma spesso, come nel dopoguerra, manca l’acqua, quella calda va a singhiozzo. Il boom edilizio come la speculazione sul mattone continuano: a Grozny City – isola commerciale in periferia di prati finti e fontane di plastica – si è aggiunta Grozny City 2, fungo di grattacieli a ridosso del centro che cresce a vista d’occhio. Sono condomini di lusso in maggioranza vuoti, ma acquistati da ricchi ceceni che vivono a mosca o abitano altrove, in cima a uno di questi che fa da hotel, c’è un nuovo ristorante panoramico – vetrata a 360% – dove si può ordinare vino rosso e cognac. Altrove, l’alcool è sempre più introvabile – persino nelle mie adorate bettole dei sobborghi nate col proibizionismo della Cecenia post conflitto, l’era di K. figlio. In espansione anche il nuovo quartiere  del Potere, col palazzo presidenziale e quello del governo somiglierà, a occhio e croce, a una piccola Astana. In via di completamento anche un nuovo mastodontico complesso museale che, possiamo scommetterci, rileggerà la storia cecena antica e recente adattandola al noveau regime. Il teatro drammatico russo sarà inaugurato il 9 maggio, giorno della Vittoria. La nuova residenza cittadina di Kadyrov jr, invece, concepita per mostrare che il leader non ha paura di vivere nella sua capitale, come avveniva prima della guerra, è una fabbrica di san pietro. Intanto, mi racconta la dottoressa Zarema, al pronto soccorso dove lavora si opera in uno scantinato e, a differenza di quanto accade in Russia dove bisogna pagare per un posto in ospedale e ai parenti dei malati tocca provvedere a medicine e strumenti per le operazioni, qui tocca ai medici comprare le medicine ai pazienti. Sempre che tu non sia ricco o vicino al potere ovviamente – in quel caso a Gudermes è pronto un modernissimo mega-ospedale con apparecchiature come si deve, che però i dottori locali non sanno usare.

Il tema sulla bocca di tutti in questi giorni è una sorta di land grabbing in versione cecena: il governo sta espropriando migliaia di ettari di terreni e alloggi a migliaia di famiglie della repubblica, regolarmente acquistati e pagati, o donati per compensazione, dopo la guerra. Cercano di sloggiarli in tutti i modi, inviando bulldozer sul posto all’improvviso, magari ‘scortati’ da scagnozzi armati, e istruendo gli amministratori locali a rifiutare ogni aiuto agli spodestati imboscando i loro documenti di proprietà, riscontri del catasto etc. Cosa devono farci con quelle terre? Tra tutte le spiegazioni ascoltate, finora nessuna mi pare plausibile. “Semplicemente vogliono possedere tutto qui in Cecenia, anche la terra che calpestiamo” è convinto un amico.

Intanto la moda cecena si è lanciata a Dubai, con la presentazione nel Golfo di Lady Chechnya, nuova collezione della stilista locale Medina (prima moglie del capo della repubblica). I vestiti però per ora si vendono solo a Grozny: sarebbe difficile per le signore musulmane di tutto il mondo, del resto, indossare questo miscuglio astruso di tradizione locale, islamizzazione e gusti estetico-erotici personali del leader ceceno, peraltro in versione lux e dunque inaccessibile alla maggioranza delle donne cecene.  Me ne occupo da un bel po’, ne riparleremo.

Per ora, buonanotte da Grozny.

4 Comments

Filed under Northern Caucasus

4 responses to “Grozny reload #

  1. a me piacerebbe leggere un racconto-resoconto così sulla stampa italiana

  2. Lucia

    Dai, lanciamo un nuovo genere. Come lo chiamiamo?

  3. il nome già ce l’ha: giornalismo narrativo. all’estero un po’ di cose così le trovi. in italia assolutamente no. forse una volta al mese. invece secondo me la gente le vuole leggere, queste storie. basta chiacchiericcio politico.

  4. E infatti mi sto dirigendo proprio su quella strada, da tempo… ma servono spalle, e qualcuno che ci creda oltre a me.

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