Teheran-Mosca: Buongiorno, Ghandi!

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Tornata a Mosca dopo due settimane in Iran (sì, ve ne parlerò appena ho un minuto di respiro), e nel giro di tre giorni, intorno al reinsediamento di Putin al Cremlino, è successo di tutto.
Alla vigilia della cerimonia, gli oppositori sono tornati all’origine, cioè a piazza Bolotnaya dove tutto era cominciato a dicembre scorso: ci aspettavamo quattro gatti a protestare per un movimento che almeno in piazza pareva aver perso slancio – ne sono arrivati almeno 50mila. Anche dalle regioni lontane da Mosca. Pochi in assoluto, ma una dimostrazione che il mood dissidente si è insediato nelle teste dei moscoviti, e non va via. Di nuove famiglie, bambini, palloncini, sorrisi. C’era persino nuova gente per la prima volta in piazza. I più allegri ed entusiasti, gli eco-paladini del bosco di Zhukovski, 140mile anime alle porte di Mosca – la nuova “Khimki”. Tutti con palloncini e maglie verdi: per un corto circuito col viaggio appena concluso, quel colore mi ha riportato a Teheran, giugno 2009, l’Onda Verde. Finita malissimo. Ancora più bizzarro, giusto la sera prima al cinema avevo visto un animovie (http://www.thegreenwave-film.com)  proprio sulle proteste iraniane di 3 anni fa, presentatori e commentatori ne hanno indicato le incredibili le analogie con la Russia (la scintilla le elezioni truccate, manifestanti giovani, urbani, creativi e borghesi a mani alzate contro la polizia) anche se il paragone, ovviamente, non regge, ma quel verde mi è rimasto in testa. Domenica in piazza a Mosca, come se non bastasse, due studenti agitavano un cartello scritto in persiano: “La primavera è arrivata”.

Poi è successo qualcosa che ha cambiato radicalmente l’atmosfera. All’arrivo della marcia sul lungofiume, i manifestanti trovano transenne, metal detector e un cordone quadruplo di elmetti che bloccano la via verso il Cremlino. Si sentono traditi. Qualcuno con Navalni improvvisa un sit in sedendosi in terra sul ponte. Altri, il gruppo di Udalzov, impugna le transenne e sfonda il cordone. Panico, partono i manganelli. La foto iconica della giornata è nello slideshow qui sopra: i manifestanti russi, per la prima volta da anni, attaccano la polizia, anzi, i temibili Omon, i corpi antisommossa. Scontri violenti come mai per la finora pacifica onda bianca russa. Volano bottigliette d’acqua, perfino una molotov, sampietrini, gas irritanti. Si contano 400 arresti, e decine di feriti anche tra i “cosmonauti” – la polizia antisommossa. La foto suggerisce due ipotesi per il futuro: da un lato, il rischio di una radicalizzazione della protesta, in mancanza di una risposta dal potere diversa dalla repressione poliziesca; dall’altro, mostra che i dimostranti, almeno i più giovani, non hanno più paura degli uomini in divisa. Domenica per la prima volta la paura è apparsa sui volti di questi ultimi, spiazzati.

Fugge la classe media, spariti gli intellettuali che erano stati la spina dorsale del movimento da dicembre. È finita?

Poi capita qualcosa che di nuovo capovolge tutto. La sera di lunedi, quando il corteo di Putin III raggiunge il Cremlino attraversando una mosca deserta come un’immensa arena di De Chirico (tra proteste sparsi e arresti-monadi), un gruppetto di giovani dissidenti fa un gesto semplice: si siede in terra nei giardini di Kitai Gorod, accanto alla cittadella del Cremlino, e fa sapere via facebook che non si muoverà di lì. Chitarre e materassini da campeggio, niente tende, niente slogan politici, ma l’obiettivo è chiaro. Il blogger Navalni coglie subito l’occasione e corre a dargli man forte (qui il racconto della nottata nel mio reportage per ANSA). Trasformando l’originale sit in illegale silenzioso e pacifico, in una strategia politica, e le da un nome, Passeggiata (o Festa) nazionale di Protesta Illimitata e Perpetua: “Stiamo solo passeggiando! Non reagite alle provocazioni, camminate calmi, portate coperte e cibo, niente alcool”. A passeggio contro Putin. Per i boulevard del centro storico della capitale, silenziosi e disciplinati, rispettando il rosso e cambiando strada ogni volta che i cosmonauti gli si parano davanti, salutati dai passanti come eroi. Ce la fanno, un giro completo tornando a Kitai Gorod. Qui Navalni viene arrestato di nuovo, è la quarta volta in tre giorni, ma ormai non conta più: anche senza di lui, i camminanti non si fermano. Nonostante gli arresti: la seconda notte i cosmonauti gli danno la caccia sotto la pioggia come conigli per i vicoli del centro più chic, loro fuggono tra bici e ombrelli, sui cellulari finisce persino la vedette tv Sobciak. Mille arresti da domenica – per aver passeggiato a Mosca con nastri bianchi, o anche solo magliette bianche. Questa assurdità, notano i commentatori, non fa che stimolare i dissidenti a nuove idee per aggirare la repressione.

Sono passati tre giorni, e sono ancora lì, da 100 a 500, a passeggiare per la città. E io appresso a loro, da 3 notti, bei muscoli alle gambe. Da ieri stazionano nel parco di Chistie Prudy sotto la statua del poeta kazako Abay Kunanbaev, un ignoto baciato da fama improvvisa (ci sono già le magliette con la sua faccia: “Occupy Abay”). Una piccola Woodstock permanente. Tra canti patriottici (ieri era il giorno della Vittoria sul nazismo, e i “nastri bianchi russi” ora vogliono strappare anche quella al monopolio di Putin). La polizia stavolta li lascia fare, e anzi arresta 8 fanciulle travestite da… maiali (sì, avete letto bene) infiltratesi come provocatori nel piccolo accampamento.

I numeri sono risibili, non smuoveranno i palazzi del potere. E chissà se dura, con la fine dei giorni di festa in Russia. Ma eccola qua, la nuova generazione allergica al putinismo e senza paura di dirlo. Sorprendente e sempre più creativa. È un ritorno della protesta allo spirito e all’ironia delle prime manifestazioni di massa di dicembre scorso, che pareva incupitosi negli ultimi mesi. E un cambiamento di forma per l’opposizione, dalla massa all’attivismo-blitz, forse più efficace, nota lo stesso Navalni. Gli intellettuali spariti rimettono fuori la testa: domenica passeggeranno anche loro per i boulevard del centro, “un’operazione rischiosissima”, per scoprire “se per camminare a Mosca serve un permesso speciale”. Buona camminata a tutti.

Ps: il titolo l’ho rubato da un editoriale di oggi del quotidiano Vedomosti (link: http://www.vedomosti.ru/opinion/news/1721347/privet_ot_mahatmy).

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Filed under Mass, Culture & Society, Russia/ ex Soviet Space

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