Occupy: Mosca non è NY

In questi giorni volevo tradurvelo ma non ho avuto tempo, risucchiata da Occupy Abay, lo Zuccotti Park russo. E’ finita stamattina: sgomberati. Ma tutti gli attivisti e simpatizzanti (migliaia) che a Mosca hanno partecipato a questa settimana di protesta originale e surreale, folle e pacifista fino all’ingenuità, sono sicuri che non finisce qui. Già pronti a spostarsi altrove per “passeggiare”, la nuova moda dissidente. Il contributo più interessante però è quello di Andrei Rivkin per GQ russo, ieri tradotto anche dal Guardian in inglese. Che si fa domande – importanti – non sulle forme della protesta russa che tutti hanno analizzato fin troppo in questi mesi, ma sugli scopi, e i metodi per ottenerli: l’Occupy russa può essere divertente e creativa, dice Rivkin, ma “alla fine è futile. Cercare di copiare New York in questo regime autoritario e repressivo, non funzionerà”. Le passeggiate senza slogan né cartelli, i nastri bianchi e i palloncini, le manifestazioni educate, creative e ‘di cultura’, le trovate originali che suggeriscono il dissenso più che urlarlo, insomma, a Putin gli fanno un baffo. Finora in effetti non si è mosso di un centimetro. La specificità russa rispetto a NY, Madrid, Atene o Milano, dunque, sta nelle richieste, piuttosto alte: democrazia, libertà dei media, diritti civili. Ma anche, sul ‘nemico’: “He is a russian tsar, they never understand what’s going on after a certain point in their career”. E allora, che si fa? La domanda classica russa, aperta sul futuro, e il rischio di radicalizzazione del movimento d’opposizione al Cremlino. Articolo controverso, da discutere, parecchio discusso.

Intanto però c’è chi intravede scenari più foschi: Olga Krishtanovskaia (in russo), sociologa autrice del migliore libro degli ultimi 10 anni sulle élite russe, ora nei ranghi del partito putiniano Russia Unita ma nell’ala moderata e dialogante, dopo un’indagine condotta sul campo all’accampamento di Chistie Prudy, vede nei fatti di Mosca degli ultimi 10 giorni “tutti i prodromi di una rivoluzione”, che potrebbe anche essere violenta. “Imprigionare Navalny  non serve a niente – aggiunge – la rivoluzione ormai si fa via account”.  Buona lettura.

Tra parentesi, l’assemblea finale di ieri a Occupy Abay, per decidere cosa fare con l’arrivo della polizia, è stata un capolavoro dell’arte di arrangiarsi: in mancanza di microfoni, l’intero incontro è stato svolto in coro, con i partecipanti che ripetevano ritmando gli interventi, per far sentire anche a quelli delle file più in fondo. Puro Luther Blisset. Video a breve.

(foto: mia la prima, della splendida Liudmila Zinchenko la seconda, sul cartello c’è scritto ‘Assemblea’, è di ieri sera)

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Filed under Mass, Culture & Society, Russia/ ex Soviet Space

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