Bollettino settimanale: Russia in movimento

“Russia on the Move” – Russia in movimento. Così titola l’ultima analisi pubblicata dai politologi del Centro Carnegie di Mosca, di solito poco incline a lasciarsi andare a entusiasmi “rivoluzionari”.

To the casual observer, Russia is stuck where it was a decade ago. Vladimir Putin has once again assumed the presidency and any semblance of organized political opposition largely faded away after the March elections. But popular protests persist, and the existing politico-economic system can no longer adequately address the shifting social realities inside the country or the challenges of the global environment. The system must change if Russia is to develop further, and Moscow’s policies of economic modernization alone are neither sufficient nor possible without political reform.

Proprio così: a un occhio superficiale, dopo il reinsediamento di Putin al Cremlino, in Russia è successo poco. Ma sotto la superficie il magma sociale, specie a Mosca, si agita potentemente, offrendo novità inattese giorno per giorno. Spinto anche dal crollo del rublo, ai livelli più bassi dalla crisi del 2009; e il calo drastico del barile. Forse, è il “cambiamento lento” che molti avevano auspicato. O forse qualcosa di più. Da molto tempo non riassumo, faccio uno sforzo di sintesi cominciando dal fondo.

La “legge scandalo” anti-proteste – che aumenta enormemente le multe per i manifestanti, specie in cortei non autorizzati come le “passeggiate dissidenti” o i sit in di Occupy che da maggio dilagano a Mosca (e ora si sono trasformati in “assemblea permanente” – ieri è passata al Senato dopo il sì alla Duma. Adesso manca solo la firma di Putin, che potrebbe anche diabolicamente sorprenderci. Ma quella che apparentemente è una sconfitta si è trasformata per l’opposizione in Parlamento (finora abbastanza sdegnata dalla piazza in quanto considerata “finta”) in una incredibile occasione di rivalsa – oltre che, naturalmente, di “self-pr”. I deputati di Russia Giusta, col nastro bianco in petto in aula, han lanciato lo “sciopero italiano”, un tignoso ostruzionismo alla russa. Riportando la lotta politica nella Duma dopo 8 anni di sonno e asservimento al Cremlino (l’ho raccontato su La Stampa). Un grande risultato, tutti concordi. Dall’altra parte della barricata, i deputati della maggioranza putiniana di Russia Unita riceveranno un premio per aver approvato la legge in tempi record.

L’oligarca Prokhorov ha finalmente lanciato il suo partito promesso da tempo. Non un vero partito ma una “piattaforma civica” di soli 500 membri (lui escluso), per sostenere candidati indipendenti alle elezioni locali e regionali. In teoria potrebbe essere una buona idea – se non fosse che ancora nessuno crede nell’onestà e nell’indipendenza dal Cremlino del “politico e miliardario più alto di Russia”. Lui si è detto pronto a correre per la poltrona di sindaco di Mosca – magari contro Navalny. “Ho bisogno di gestire cose grosse”, spiega.

Intanto in diversi ambiti pare diffondersi un’estetica da “fine Impero”.

Il premier Medvedev, intervistato sul primo canale tv dal celebre conduttore (dissidente anche lui) Pozner, invece di cogliere l’occasione per spiegarsi onestamente ai cittadini, ha risposto come il cane di Pavlov. “Meglio senza audio”, commenta la blogosfera.

Tornando più indietro, l’ex presidente dopo aver riceduto la poltrona a Vvp ha varato il suo nuovo governo. Sorprese? No, o meglio, un governo di tecnici  il cui problema principale, secondo molti commentatori, è proprio l’essere guidato dall’ex zar “dimissionario” e dunque debole in partenza. Ma nella lista dei ministri non manca qualche guizzo. L’eroe negativo del web è Vladimir Medinsky, nuovo ministro della Cultura. Storico propagandista, autore della trilogia “Miti della Russia”, accusato di plagio. “Il Goebbels russo” lo chiamano: tra le sue perle recenti, “Il patto Molotov-Ribbentrop merita un monumento”;  l’Urss non ha mai occupato i paesi Baltici, li ha solo “incorporati”; l’antisemitismo nella Russia zarista è stato “grandemente esagerato”. Con lui di certo non ci si annoierà.

All’ultimo Congresso di Russia Unita, il partito putiniano al potere dall’immagine ormai rovinata (per qualcuno potrebbe far bancarotta presto, sostituito da una nuova creatura del Cremlino), solitamente un appuntamento importante per la stampa estera, non c’era nemmeno un corrispondente di rilievo di testate occidentali. Io c’ero, reduce da un venerdì di bagordi, rintronata ho visto Putin venirmi incontro a pochi metri, con molti meno bodyguard del solito (sul suo aspetto non commento), e chiacchierato amabilmente col portavoce Peskov.

[foto: la prima non ha bisogno di didascalie, la seconda – di Rustem Adagamov – è una scena del nuovo allestimento teatrale dell’opera Godunov di Mussorgsky al Teatro Marinsky, che mette in scena forze antisommossa e protestanti, con uno zar Boris in abiti moderni… ogni riferimento all’attualità non è casuale]

1 Comment

Filed under Russia/ ex Soviet Space

One response to “Bollettino settimanale: Russia in movimento

  1. ti vorremmo leggere più spesso…

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