Le pupe, il diavolo e l’acqua santa: il processo.

Tornata, e nonostante l’estate torrida, c’è molto da raccontare da Mosca.  Navalny condannato per un vecchio affare di Kirov, non potrà lasciare Mosca. Ma soprattutto, l’avvio al “processo” dell’anno” in Russia, quello alla punk band femminista Pussy Riot. Ovviamente ci sono. Lo sto seguendo da lunedì live dall’aula per l’Ansa, per questo non posso postarvi tutto in tempo reale ) Comincio dunque dal resoconto della prima udienza, e via a seguire. Sperando di raccontarlo presto anche per i giornali.

PUSSY RIOT,SCUSE AI CREDENTI MA SIAMO INNOCENTI
PRIMA UDIENZA PER PREGHIERA ANTI-PUTIN. DIFESA:PROCESSO POLITICO
(Lucia Sgueglia) (ANSA) – MOSCA, 30 LUG – Area blindata dalle forze speciali armate, tanti giornalisti e, oltre le transenne, alcune decine di sostenitori e avversari della band più scandalosa e famosa di Russia: le Pussy Riot, protagoniste a febbraio di una dissacrante “preghiera punk” nella Cattedrale di Mosca (“Madonnina, caccia Putin!” il ritornello). Gli uni con palloncini e passamontagna colorati (marchio distintivo della band), scandivano “Libertà per le pussy riot!”; gli altri, giovani ortodossi, con croci al collo e cartelli in inglese: “No al vandalismo nella casa di Dio” – a discutere animatamente tra loro – quasi litigando. Così si presentava oggi il Tribunale Khamovniki nella capitale russa, dove si è aperto un processo simbolo dell’epoca Putin. Dopo quello a Mikhail Khodorkovsky. E proprio nella stessa aula dove fu condannato per la seconda volta l’ex magnate Yukos, la numero 8, sedute nella stessa gabbia di vetro, sono apparse le tre imputate: Nadezhda Tolokonnikova (22 anni), Maria Aliokhina (24) e Iekaterina Samukevitch (29). Giovanissime, quasi con aria da adolescenti, eppure fiere e consapevoli dello scontro con il potere che rappresentano. Per la prima volta, con una lettera letta dai loro avvocati, hanno chiesto scusa “sul piano etico” ai credenti per la possibile offesa arrecata, ribadendo però la propria innocenza. Nel pomeriggio, in un processo trasmesso anche sul sito internet del tribunale, hanno preso la parola: “Non ci hanno capite, non volevamo offendere nessuno e rispettiamo la religione. Si tratta di un gesto politico”, ha detto Tolokonnikova, considerata la leader del gruppetto (in cella si racconta che legge Foucault), jeans e camicia a quadri. “Credevo che la Chiesa amasse tutti i suoi figli. Ma ora si vede la divisione, perché ama solo quei figli che amano Putin”, ha commentato Aliokhina, capelli sciolti botticelliani e vestito blu lievemente scollato. Momenti di tensione, ma anche sorrisi in aula quando le tre insistono: “Non abbiamo capito le accuse rivolteci” e la giudice invita i procuratori ripeterle più volte. Da cinque mesi in carcerazione preventiva, sono accusate di “teppismo motivato da odio religioso o ostilità”: rischiano fino a 7 anni di galera. Due sono madri di bambini piccoli. Una durezza della giustizia tale da dividere la società russa, e suscitare la solidarietà di artisti mondiali, da Sting ai Red Hot Chili Peppers sino all’ex Genesis Peter Gabriel, che ha scritto una lettera di sostegno alle tre imputate. Per Amnesty International sono prigioniere di coscienza. Un ”processo politico”, per la difesa: “puro nichilismo legale, assurdo, una vergogna”, dice all’uscita l’avvocato Nikolai Pozolov ai giornalisti. A suscitare dubbi e critiche (anche da molti credenti e intellettuali russi) è lo stretto legame instauratosi tra Chiesa Ortodossa e Cremlino nell’era Putin: i vertici religiosi hanno duramente condannato la performance, chiedendo una punizione severa; e il Patriarca Kirill prima delle elezioni presidenziali di marzo, aveva definito gli anni di Putin “un miracolo di Dio” ed e’ proprio contro il suo sostegno all’uomo forte del Paese che la punk band si era esibita. “Un insulto alla fede pubblica, che fa male al cuore di tutti” lo definisce la signora Lyubov Sokologorskaya, una delle “vittime” oggi interpellate in aula, addetta all’illuminazione e all’accensione delle candele ‘ella Cattedrale e credente devota, offesa anche dall’abbigliamento vistoso delle giovani, che chiede “una punizione adeguata perché il fatto non si ripeta mai più”. “Inquisizione, una farsa” commenta mesto il signor Samutsevich, padre di Katya, preoccupato del pallore della figlia: “sono convinto che il verdetto sia già deciso, le condanneranno”, spiega ad ANSA. In un’intervista oggi sul britannico Times, il premier russo Dmitri Medvedev dichiara che “in alcuni paesi, la pena per tali azioni sarebbe notevolmente più dura”, ma ammonisce a non trarre conclusioni affrettate: “Sarà il tribunale a decidere se è avvenuto un crimine o no”. (ANSA)

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Filed under Mass, Culture & Society, Russia/ ex Soviet Space

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