Pussy Riot, giorno terzo.

Oggi siamo al quarto giorno del processo. Potevamo farci mancare l’allarme bomba? Certo che no. Eccovi intanto il mio resoconto della giornata di ieri in aula, molto movimentata. Non perdetevi le testimonianze, dicono molto di quel che c’è in ballo. Buona lettura, e a domani.

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ANSA/ RUSSIA: PUSSY RIOT SOFFERENTI IN TRIBUNALE
DIFESA ACCUSA, TORTURE. ‘VITTIME SCIOCCATE’ RIFIUTANO SCUSE

(Lucia Sgueglia) (ANSA) – MOSCA, 1 AUG – “Preghiera a Satana”, “Atto di guerra contro la Chiesa”, “provocazione”, “trauma mentale e spirituale”. Cosi’ “vittime” e testimoni hanno definito in aula la preghiera anti Putin cantata dalla punk band femminile Pussy Riot a febbraio nella Cattedrale di Mosca, cuore della Chiesa Ortodossa russa. L’atmosfera sempre più tesa e surreale al tribunale di Khamovniki, dove oggi la terza udienza del processo è iniziata con due ore di ritardo dopo l’arrivo di tre ambulanze: le tre ragazze della band (Maria Aliokhina, 24, Nadezhda Tolokonnikova, 22, e Iekaterina Samutsevich, 29) si erano sentite male, dopo che ieri avevano denunciato di essere lasciate senza né bere né dormire, quasi una ”tortura” secondo l’avvocato Violetta Volkova. Ad Aliokhina, che ha ricevuto una puntura dopo un calo improvviso di zuccheri, sarebbe stato vietato persino di mangiare un cetriolo. Prelevate ogni mattina alle 5 dal carcere di detenzione preventiva di Peciatniki alla periferia della capitale, dove si trovano da 5 mesi, e lì riaccompagnate la sera alle 23 dopo il processo, oggi hanno ribadito di non sentirsi in grado di seguire il procedimento parlando di un processo “illegittimo”. Ma per medici e giudice, nonostante le proteste ripetute in aula dal trio e dagli avvocati (nel pomeriggio le ambulanze hanno poi fatto capolino una seconda volta), e’ tutto a posto, “le ragazze sono in condizioni di presenziare al processo”. La seduta si è aperta con pesanti schermaglie tra gli avvocati dell’accusa e della difesa, accusatisi a vicenda di “collusione”, con i fan del trio, o col giudice Marina Syrova, che la difesa ha invano ricusato. Entrate in aula come pericolosi criminali, ammanettate e scortate da agenti speciali armati di kalashnikov, Masha, Nadia e Katya hanno ascoltato la sfilata di improbabili testimoni dell’accusa. Alcuni sono inservienti e guardiani della Cattedrale, altri credenti ortodossi convinti che non accettano le scuse avanzate lunedi’ dalle ragazze, tutti si dicono “scioccati” e “profondamente offesi” dalla performance, nonostante molti non vi abbiano assistito personalmente, ma ne siano venuti a conoscenza solo da Internet (il video postato su You Tube da anonimi ha già un milione e mezzo di click, ma è un montaggio musicale dell’originale), o dalla televisione. Come la Signora Gachialishvili, apparsa sul banco dei testimoni in abito a pois e balze, con un parasole da Mary Poppins che ha appeso al leggio. Più colto e visionario Oleg Ugrik – “esperto ortodosso”, autore del libro “Mosca a fuoco” e presidente del Fondo Tradizione che si occupa di infanzia e volontariato. Alla corte tra risolini soffocati, citando il vocabolario, ha voluto spiegare il significato della parola “pussy”. Per il fedele, ha aggiunto, “l’inferno è tanto reale quanto la metropolitana di Mosca”. Ieri Sergei Beloglazov, un addetto alla sicurezza della chiesa aveva dichiarato di non riuscire a mettervi piede da due mesi dopo la “preghiera punk”. E via così con domande su fede e divinità, male e peccato, pentimento e perdono, demonio e apocalissi, “femminismo” come insulto, mentre qualcuno richiamava la laicità dello stato russo. La signora Natalia Aliokhina, madre di Masha, commenta: “non abbiamo mai parlato molto delle sue azioni e le nostre opinioni sono molto diverse. Ma la giustizia russa le ha avvicinate”. Una credente, fuori dal tribunale, ci racconta in forma anonima le pressioni ricevute per firmare dichiarazioni contro la band. La sua chiesa, dice, ha rifiutato: “Nel Cristianesimo esiste il perdono. Le ragazze hanno chiesto scusa, per noi può bastare”.

[Quella in fila sulle scale al tribunale sono io. Le ragazze nella loro ‘performance’ nel Duomo, e nella gabbia di vetro – sic – in aula]

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Filed under Mass, Culture & Society, Russia/ ex Soviet Space

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