2 anni alle “pusiraiot”: ma non è la fine.

Il verdetto è arrivato, come sapete. Ma il clamore intorno al caso Pussy Riot nel mondo, e anche in Russia, non si arresta, con code e codine varie anche inattese. E il trio potrebbe uscire prima del previsto – aspettiamo l’appello mentre l’Occidente, al solito, “si indigna”. Tanto assorbita che non ho avuto nemmeno il tempo di postare le mie ultime cronache dall’aula, il giorno della sentenza appunto. Eccovele. Sulla Stampa di sabato anche la mia intervista a una Pussy: ora la polizia russa dà la caccia alle altre ragazze della band. Peccato aver dovuto tagliare tanto, tanto. Ah, correggo: non è stata lei a dare dei “sessisti” a Lenin e Stalin, ma il giovane Verzilov che è un figura dostoievskiana (ve lo spiego poi). Intanto a Mosca sono arrivati Slavoj Zizek e Mladen Dolar… e io li seguo, a presto anche quello.

(Il Messaggero, 18.8.12)

Lucia Sgueglia – MOSCA – La sentenza di condanna arriva quando la giudice Marina Sirova, aria da professoressa arrabbiata, non ha ancora finito di leggere il suo verdetto: dal sito web della Komsomolskaia Pravda, quotidiano filo governativo, che la cancella subito dopo accortosi della “gaffe”. Un’ora dopo è una piccola, rudimentale cassa amplificatrice piazzate sulle fuori dall’aula per placare la furia dei troppi giornalisti rimasti fuori, a confermare le ipotesi più nere: due anni di prigione per Masha, Katia e Nadia, come ormai le conosce tutto il mondo che si è mobilitato per la loro liberazione, le 3 Pussy Riot che a febbraio scorso erano salite sull’ambone del Duomo di Mosca per una scandalosa “preghiera punk” contro Putin e il Patriarca. Ne sconteranno circa un anno e mezzo, sottraendo i 5 mesi già passati in detenzione preventiva dopo l’arresto a marzo. Ma la condanna per “teppismo motivato da odio religioso”, appare tanto dura (le ragazze non hanno danneggiato nulla in chiesa, e l’insulto alla fede è un reato amministrativo) da scatenare proteste immediate: “Vergogna! Fascisti!” urlano centinaia di supporter fuori dal tribunale Khamovniki appoggiato sulla Moscova e blindato dalle forze dell’ordine, momenti di tensione che finiscono con 50 fermi. Ma c’è anche gli gioisce, un picchetto di militanti del partito nazionalista Ldpr che innalza cartelli: “Giù le mani dalla Chiesa Ortodossa”.

Mettendo il dito nella piaga di un caso che fin dall’inizio ha mescolato pericolosamente Fede e legge secolare, Chiesa e Stato. A farlo scattare secondo molti commentatori russi sarebbe stata una “telefonata” diretta a Putin del patriarca ortodosso Kirill, indignato di quell’intrusione scandalosa “in casa sua”, quel blitz che ha profondamente offeso molti credenti, contrari tuttavia in maggioranza a una condanna penale. Poi è diventato difficile arrestare la macchina innescata, anche dopo la richiesta di “clemenza” dello stesso presidente russo e la mobilitazione internazionale a favore della band punk femminista che ha imbarazzato Mosca.

Per gli avvocati della difesa, preoccupati delle condizioni che le ragazze così giovani (Nadia Tolokonnikova, 22, Maria Aliokhina, 24, ed Ekaterina Samutsevich, 30 compiuti pochi giorni fa), di cui due madri di bambini piccoli, potranno incontrare nelle famigerate galere russe, è “un verdetto annunciato”, ordine “esclusivo di Putin”, che annulla la credibilità del sistema giudiziario russo. E promettono ricorso in seconda istanza, poi se sarà necessario anche alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo.

Presente in aula, a sorpresa, anche il blogger anti corruzione Alexei Navalni, il volto più noto e carismatico dell’opposizione, accanto alla madre di Aliokhina e al padre di Samutsevich, ammutoliti all’uscita, e al marito di Nadia, attivista anti Putin anche lui e probabile autore del video diffuso su internet della performance nella Cattedrale che ha fatto il giro del mondo coi suoi slogan: “Vergine Maria, caccia Putin!”, poche settimane prima del ritorno dell’allora premier Putin alla presidenza russa. Una “protesta tutta politica” secondo la Difesa, ma la giudice ha accettato invece in pieno la tesi dell’accusa: offesa mirata e premeditata contro la Chiesa e i credenti, ha detto Sirova giudicando la “cosiddetta canzone” del trio “una provocazione contro la fede e un oltraggio grave alla tradizione religiosa del paese”. Dimenticando, secondo i suoi detrattori, la separazione tra Chiesa e Stato.

Le tre ragazze rinchiuse nella gabbia di vetro e ferro che già accolse il galeotto Mikhail Khodorkovsky sono apparse stanche, afflitte e un po’ deluse, ma non sconfitte.

Imbarazzo per le gerarchie ecclesiastiche che avevano chiesto una punizione severa per l’atto “sacrilego” attirandosi le critiche anche di alcuni fedeli. A poche ore dalla sentenza, mentre il Patriarca Kirill era lontano con la sua storica prima visita nella Polonia cattolica, con un comunicato dell’Alto consiglio della Chiesa ortodossa che pare un mea culpa hanno chiesto ieri “clemenza” per le ragazze: “Senza mettere in dubbio la legittimità della decisione della giustizia, chiediamo alle autorità dello Stato di dar prova di clemenza verso le condannate, nella speranza che rinuncino a ripetere questo genere di sacrilegio”.

>>>ANSA/ PUSSY RIOT CONDANNATE A DUE ANNI, USA E UE SI INDIGNANO. DIFESA,ESEGUITO ORDINE DI PUTIN.LA LEADER,ABBIAMO VINTO COMUNQUE

(di Lucia Sgueglia) (ANSA) – MOSCA, 17 AGO – Due anni di prigione, una dura condanna per Masha, Katya e Nadia, le tre Pussy Riot autrici a febbraio di un sacrilego blitz nella Cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca, in cui avevano chiesto alla Vergine Maria di ”cacciare via” l’allora premier Vladimir Putin, diventato di nuovo presidente della Russia poche settimane dopo. Colpevoli di “teppismo motivato da odio religioso”, dovranno scontare la pena in una delle galere russe che non brillano certo per comfort. La giudice Marina Sirova gli ha assegnato un anno in meno dei tre richiesti dall’accusa: Nadia Tolokonnikova, 22 anni, Maria Aliokhina, 24, ed Ekaterina Samutsevich, 30 da pochi giorni, resteranno in carcere per circa un anno e mezzo, dato che la pena viene calcolata dal momento dell’arresto, il 4 marzo scorso. Appena terminata la lettura del verdetto, fuori dal tribunale Khamovniki assediato da centinaia di giornalisti da tutto il mondo, sostenitori e detrattori della band punk femminista, e’ esploso un boato di protesta: “Fascisti!”, “Vergogna!” e poi “Brave, brave, libertà!” e applausi al passaggio del cellulare con a bordo il trio. Cinquanta i fermi. Soddisfatti i militanti nazionalisti. Torvi i volti all’uscita dall’aula di Alexei Navalny, il blogger più noto dell’opposizione russa, preoccupati i familiari presenti, afflitte le giovani imputate tranne la leader Nadia, solita fierezza e aria di sfida in volto, che in mattinata aveva scritto ai sostenitori: “Abbiamo vinto comunque”. Battaglieri gli avvocati, che hanno promesso ricorso immediato, se necessario anche alla Corte Ue di Strasburgo: il legale Mark Feigin ha parlato di un “verdetto annunciato”, giudicandolo “una decisione esclusiva di Putin”. E ha definito la giustizia russa “strumento di violenza e di repressione”, aggiungendo che a Mosca “il potere è sordo”. Immediata e’ arrivata la condanna di Stati Uniti e Europa, mentre le piazze di tutto l’Occidente si sono riempite di manifestazioni in solidarieta’ con le tre ragazze. Washington e Bruxelles hanno parlato di ”sentenza sproporzionata”, cosi’ come ha fatto la Farnesina. Molto piu’ dura la cancelliera Angela Merkel, secondo la quale il verdetto “viola i valori europei”. Anche per l’Osce, quello che si e’ consumato oggi a Mosca è “un attacco alla libertà di parola”. Sconfitta la difesa delle tre ragazze, che aveva giocato tutto il processo sul caso politico. Per la giudice Sirova non di “protesta politica” si è trattato, ma di un’offesa voluta e programmata alla Chiesa russa e ai credenti, una “provocazione contro la fede”: a suo avviso, gli slogan anti Putin sarebbero stati aggiunti solo dopo alla performance originaria, nel videoclip diffuso su internet da ignoti e visionato da oltre 1,5 milioni di persone. Nel testo di condanna Sirova ha usato un lessico con molti riferimenti al sacro e alla “tradizione religiosa del Paese” considerata “violata”, ma ha negato di seguire “il canone religioso” invece della legge russa: “qui vige la Costituzione dello Stato russo”. Piccolo scandalo “rivelatore” in mattinata: a lettura del verdetto appena iniziata, il sito di Komsomolskaia Pravda, quotidiano filo Cremlino, ha pubblicato la notizia della “condanna a 3 anni” per le Pussy Riot. Per poi farla “sparire” dopo la segnalazione indignata dei blogger. Conclusione amara, benché provvisoria, di un caso simbolo per l’opposizione russa, che getta l’ennesima ombra sull’avvio del terzo mandato di Putin al Cremlino ma anche sull’immagine di neutralità della Chiesa ortodossa, i cui vertici avevano invocato una punizione severa per il trio. Oggi l’apparente passo indietro, con un comunicato anonimo dell’Alto consiglio della Chiesa ortodossa: “Senza mettere in dubbio la legittimità della decisione della giustizia, chiediamo alle autorità dello Stato di dar prova di clemenza verso le condannate, nella speranza che rinuncino a ripetere questo genere di sacrilegio”. E ancora: “Bisogna separare il peccato dal peccatore, condannare il primo e sperare nel pentimento dell’ultimo. Dio cerca sempre la redenzione dei peccatori, e la Chiesa vuole riconciliazione”.(ANSA).

>>>ANSA/ RUSSIA: PUSSY RIOT; DOMANI VERDETTO, TENSIONE A MOSCA. GIUDICE SCORTATA, MOBILITAZIONE GLOBALE, MCCARTNEY DIFENDE TRIO

(Lucia Sgueglia) (ANSA) – MOSCA, 16 AGO – Condanna pesante, lieve, o (improbabile) assoluzione? E’ grande l’attesa alla vigilia, domani alle 15 ora di Mosca (le 13 in Italia), della sentenza sul caso Pussy Riot, le tre ragazze in prigione da marzo per una dissacratoria “preghiera anti Putin” in chiesa che potrebbe costargli 3 anni di galera. Indetta una mobilitazione mondiale un’ora prima del verdetto, mentre in Russia sale la tensione intorno al processo: la giudice Marina Sirova ha ottenuto la scorta dopo aver ricevuto imprecisate “minacce”. Domani per, timore di proteste spontanee e disordini, Mosca sarà blindata dalla Cattedrale al tribunale di Khamovniki, dove si raduneranno sostenitori e detrattori del gruppo. Dal suo blog, lo scrittore-oppositore Boris Akunin ha invitato i russi a passare “dal virtuale al reale” presentandosi in massa a sostenere il trio alla corte, dove è atteso anche il blogger dissidente Alexei Navalny : “E’ proibito non esserci”. Sullo sfondo, si moltiplicano gli appelli per la liberazione di Nadia, Katia e Masha, come ormai tutti conoscono le imputate (Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, ambita ormai come sex symbol persino da Playboy; Maria Aliokhina, 24; Iekaterina Samutsevich, 29). Così le ha chiamate oggi l’ex Beatle Paul Mc Cartney in un lettera in cui le incoraggia: “Restate forti”. Ultimo di una serie di star da Madonna a Bjork, da Sting a Yoko Ono. Un caso che ha unito il jet set internazionale, ma diviso la società russa. E ha scatenato un dibattito interno senza precedenti nel Paese, più del processo contro l’ex magnate della Yukos Mikhail Khodorkovsky. Non a caso, capita al culmine di un anno di proteste diffuse contro il Cremlino e il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza con una serie di leggi che restringono il campo di azione dell’opposizione. “Processo politico” per difesa, opposizione e difensori dei diritti umani. Imbarazzante per lo Stato ma che rischia di danneggiare soprattutto l’immagine della Chiesa Ortodossa. I vertici religiosi avevano chiesto una punizione severa per l’azione “sacrilega”, suscitando le critiche di molti credenti pur profondamente offesi dal gesto: la maggioranza è contraria infatti a una pena detentiva per le ragazze. Secondo un sondaggio di martedì, metà dei russi non vede inoltre di buon occhio lo stretto legame tra il Patriarca Kirill e Putin, da questi definito “un miracolo di Dio” prima del voto di marzo. “Beati i misericordiosi”, avevano scritto ieri su cartelli alcuni attivisti sul sagrato della Cattedrale del Cristo Salvatore, luogo della performance il 21 febbraio, in testa l’ormai immancabile passamontagna colorato, simbolo della band: una manifestazione conclusasi con 5 arresti da parte della polizia. Proprio il “matrimonio sconveniente” tra Stato e gerarchia ecclesiastica ortodossa sarebbe stato del resto l’obiettivo della protesta del trio. Tesi che l’accusa rifiuta incolpandole di “teppismo” e “istigazione all’odio religioso” (capi d’imputazione che in ogni modo meriterebbero secondo numerosi giuristi non più di una sanzione amministrativa). Domani Kirill sarà lontano dal tribunale, impegnato in una storica visita a Varsavia e in un’iniziativa di dialogo con la Chiesa cattolica: in un’intervista ai media polacchi, pur senza mai citare le Pussy Riot, egli ha difeso l’autonomia della Chiesa russa, mai così “separata dallo Stato dal 1917”, ammettendo però di avere con quest’ultimo “un’agenda comune”. In un quadro nel quale, del resto, anche il recente invito di Putin a un verdetto “non troppo duro” è parso in realtà una forma d’intromissione della politica nella giustizia.

(foto in alto: un balcone a Mosca, sabato)

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Filed under Mass, Culture & Society, Russia/ ex Soviet Space

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