L’attrice, i puritani e lo sceicco: che succede in Daghestan?

 

Oggi è l’anniversario della strage di Beslan – 1 settembre 2004, primo giorno di scuola in Russia. La foto che vedete qui sopra è presa dallo scaffale accanto alla mia scrivania a Mosca. Il “santino” dello sceicco sufi daghestano Said Afandi mi scruta ogni giorno da tempo. Me l’avevano regalato alcuni poliziotti a Makhachkala anni fa. Perché l’uccisione di Afandi, mercoledì scorso, ha messo sottosopra tutto il Nord Caucaso, l’ho raccontato per La Stampa oggi. Ma gli spazi ridotti mi hanno costretto a tagliare dettagli e particolari, perciò ho deciso di pubblicare qui una versione lunga.

Vorrei anche dirvi di più di questa strana kamikaze russa, si chiama Alla come la diva pop Pugaciova – di come qualche anno fa, sempre nelle mie lunghe peripezie nel Caucaso, al Teatro Filarmonico di Makhachkala avevo incontrato queste tre ragazze che ballavano la break dance come lei, ombelico in vista.

L’omicidio del leader spirituale non è ancora stato rivendicato da nessun gruppo ribelle. Anzi, sui soliti siti web della guerriglia per ora si invita a non trarre conclusioni affrettate sui colpevoli. In questo contesto, le dichiarazioni dei leader religiosi salafiti daghestani sono illuminanti: “L’Associazione degli Scienziati Ahl-Sunnah in Daghestan esprime cordoglio alle famiglie delle vittime. Nonostante il fatto che abbiamo avuto una serie di disaccordi con i morti, non siamo mai stati sostenitori di tali metodi. Tutte le differenze devono essere affrontate in un dibattito scientifico, che abbiamo chiesto e incoraggiato. L’omicidio non è avvenuto per caso, in un momento in cui è stato avviato un processo di dialogo tra i diversi gruppi di musulmani del Daghestan. L’Islam come un modo di vita sta guadagnando sempre più  popolarità in Daghestan. Allo stesso tempo, i sostenitori della forza contro la crescente influenza dell’Islam sono aumentati tra le autorità. E in diversi modi stanno cercando di far deragliare il processo di pace”. Stessi commenti sentiti a dicembre 2011 dopo l’uccisione del giornalista daghestano Hadizhimurat Kamalov (che conoscevo e mi ha sconvolta, mi vergogno a non averlo ricordato come si deve, prometto di riparare appena posso). Qualcuno, un blogger locale in un’analisi molto interessante che ricorda come Atsayev fosse anche al centro di un vasto sistema di potere (e conseguentemente, denaro), tira in ballo persino l’Iran. Secondo Alexei Malashenko del Carnegie Moscow Center, ora i seguaci non possono astenersi dalla vendetta rituale sui colpevoli. Eppure il sufi-pensiero declinato da Afandi, che ora tutti i seguaci ripetono come un mantra per trattenere la collera, recita: “Uccideranno i nostri, li seppelliremo”.

La foto qui sotto è della brava Oksana Yushko: i funerali di Effendi in Daghestan, agosto 2012

 

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Filed under Daghestan, Islam in Russia and former Ussr, Northern Caucasus, Opposizione russa

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