Mosè alla fermata del tram. E i 10 comandamenti in touch-screen.

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Cartelloni comparsi in questi giorni a Mosca. In quello in alto, alla fermata del filobus, c’è scritto: “Immaginatevi: 40 anni nel deserto, e nessuna speranza che passi un tram”. L’avreste mai detto, che a scherzare sulla diaspora e la storia degli ebrei fossero proprio i russi? E’ lo stile, totalmente inedito per il “settore”, adottato dal Nuovo Museo Russo-Ebraico appena aperto a Mosca. Giusto pochi giorni prima della nuova crisi a Gaza. Un evento molto importante, che va ben al di là dell’esposizione. E certamente un posto unico al mondo, sul quale non mancano le ovvie polemiche. All’ingresso, pensate, c’è anche una targa con su inciso il nome di Putin. Il tutto nel “Garazh”, ex regno di Dasha Zhukova “in” Abramovich: là dove fino a pochi mesi fa c’erano le tele di Mark Rothko, adesso ci sono candelabri a sette braccia. Un bel salto. Intanto a Mosca, se le proteste per ora dormono, col nuovo assessore alla cultura Kapkov molto si muove in fatto di Cultura, e qualcuno dice sia il contentino lanciato ai borghesi della capitale annoiati e ribelli – nella prossima puntata vi racconto della riscoperta del design sovietico.

Clicca qui per vedere le foto di Olga Kravets che illustrano il mio reportage (sono andata all’inaugurazione e ne ho scritto in anteprima per Io Donna): 48 MUSEO EBRAICO_Storia1 copy (si apre un’altra pagina, e dovete ricliccare)

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Filed under Cinema russo, Mass, Culture & Society, Mosca, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space, Russian Movies

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