Bollettino settimanale: primavera a Mosca, inverno a Kirov. Fine del Centrismo?

foto

Dopo quasi tre mesi di Cecenia, riaccendiamo i motori a Mosca. L’evento della settimana e del mese , se non dell’anno, e’ il processo al blogger e avvocato anti corruzione Alexei Navalny a Kirov, provincia russa a mille km da Mosca. Piu’ importante di quello alle Pussy Riot, per l’opposizione russa. Alla sbarra con l’accusa di aver “rubato” legname a una ditta locale, la Kirovles, per 400mila euro nel 2009, c’e’ infatti il leader piu’ carismatico della galassia anti Putin , mattatore delle piazze fino allo scorso anno. Oggi, a piazze silenti, all’udienza di apertura, niente di fatto: tutto rinviato al 24 aprile prossimo. Il giudice ha dichiarato in un’intervista: “Non intendo passare alla storia”. Affermazione ambigua. Navalny e’ arrivato in tribunale in treno dalla capitale con la moglie Yulia scortato dai suoi sostenitori. Col trolley gia’ pronto per la cella: e’ sicuro che lo condanneranno.

E sicuro si dice anche, sul suo seguitissimo blog, lo scrittore-oppositore Boris Akunin : a suo avviso, sara’ la fine del centrismo e dell’opposizione moderata in Russia. Anche Navalny a suo avviso lo e’: un riformatore, nonostante la retorica spesso urlata e minacciosa. Il risultato sara’ accelerare la rivoluzione cruenta, dicendo addio alla sperata evoluzione. E stavolta in prima fila, per Fandorin, non ci saranno piu’ i borghesi moscoviti adulti, ma i giovani:

“Se Navalny sara’  incarcerato, la Russia cadra’ in un solco, dal quale non sarà in grado di uscire prima di raggiungere la destinazione finale. La stazione si chiama “Piazza della Rivoluzione”. (…) Se Navalny  sara’ incarcerato, con probabilità assoluta lo saranno anche  gli imputati nel “caso del 6 maggio.” {i disordini in piazza Bolotnaya a Mosca nella manifestazione alla vigilia dell’insediamento di Putin al Cremlino nel 2012, nda} E con questo, potete starne certi, non ci si fermera’. Perché, dopo aver detto “a” e “b”, si dovrà passare attraverso l’intero alfabeto per terminare.  Se Navalny sara’ incarcerato, crollera’ l’idea del Centrismo che nell’ultimo anno e’ mezzo e’ stata difesa da gente come me. Dovremo tacere e stop. Si scoprira’ che avevano ragione coloro che con la bava alla bocca volevano convincerci: col regime di Putin non e’ possibile giocare con la politica legale, non scacci questa nube coi nastri bianchi e i sorrisi luminosi.  Se Navalny sara’ incarcerato, l’opposizione tradizionale inevitabilmente diventera’ rivoluzionaria. E non sarà un innocuo buffone come Limonov e Kasparov o un intellettuale arrabbiato come Piontkovsky. Ci saranno nuovi leader, nuovi metodi di lotta. Lo slogan principale sarà Intransigenza, “O noi fottiamo loro -. O loro noi.  (…) E la ‘gente come me’ non vi avra’ nulla a che fare. Sotto i manganelli, e forse sotto i proiettili, finiranno i giovani.  Se tutto va come andra’ – e condanneranno Navalny, succedera’ assolutamente – allora quel che aspetta noi e voi – tutti – e’   proprio questo: un guaio.    E sulla Rubliovka un piccolo uomo nuota in una grande piscina e gioca con cani di grossa taglia, godendosi la sua grandezza, pensando che vivrà per sempre. E non vede, non sente, non capisce un accidente.”

Intanto, il leader ceceno Ramzan Kadyrov, oggi in prima pagina sul Kommersant (ma vi allego anche un link in inglese dal MT), diventa il primo personaggio pubblico russo a criticare direttamente, chiamandolo “fannullone”,  Igor Sechin, il potentissimo e intoccabile capo della petrolifera di stato russa Rosneft (primo colosso del greggio al mondo), braccio destro di Putin e capo dell’ala dei falchi al Cremlino. La sua compagnia sarebbe rea di non pagare le tasse alla repubblica cecena. Dietro ci sono i ripetuti tentativi negli ultimi anni da parte di Grozny di ottenere una percentuale maggiore dell’attuale 10% (in tasse) dai proventi del petrolio estratto da Mosca nella regione, finora falliti. Molti ceceni considerano la valanga di rubli inviata da Putin per la ricostruzione della repubblica come un risarcimento per il petrolio loro “rubato” da Rosneft. Altri credono che il famigerato oro nero che sarebbe stato alla base delle guerre cecene negli anni 90, oggi sia quasi prosciugato laggiu’. Kommersant fornisce finalmente qualche dato utile. Ad ogni modo, nessuno aveva mai osato finora attaccare direttamente il re dei siloviki. Ramzan, evidentemente, appoggiato da Putin, puo’ permetterselo. Ne riparleremo nel dettaglio, lo merita.

(foto: Mitya Aleshkovskiy)

Leave a comment

Filed under chechnya, Islam in Russia and former Ussr, Mass, Culture & Society, Mosca, Northern Caucasus, Opposizione russa, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s