Le maschere del Cremlino, e un rap americano.

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Perche’ aveva finanziato l’opposizione russa tramite Skolkovo. Perche’ si era messo contro il sempre piu’ potente Comitato investigativo russo. Perche’ aveva difeso dalle critiche di Putin il governo Medvedev di cui era vicepremier. Per aver fallito nel contrastare il dissenso di piazza. Vittima delle lotte di potere interne al Cremlino tra falchi e colombe, che aveva tentato di conciliare , una pro Putin l’altra pro Medvedev – sempre che esistano – fallendo. Come premessa, o geniale cavallo di Troia, alla fine di Dmitri Medvedev, e del suo progetto Skolkovo, gia’ morto oggi.

Come prevedibile, la clamorosa uscita di scena di Vladislav Surkov, l’ideologo del Putinismo, silurato proprio da Putin (ma ufficialmente si è dimesso), scatena una ridda di ipotesi in Russia. Anche le piu’ fantasiose: qui alcuni commenti russi. A caldo, invece, io vi propongo intanto una curiosita’: il giudizio dell’ex ambasciatore Usa a Mosca (dal 2008 al 2012) John Beyrle sul giovane (di padre ceceno) “Richelieu russo”, “eminenza grigia”, “burattinaio del Cremlino”, oltre che scrittore e autore di canzoni rock. Un documento diplomatico del 2010, in teoria secretato fino al 2019 ma rivelato via Wikileaks – il collega A. Baunov  lo ha pubblicato in un suo libro, da cui lo copio. Peraltro la “caduta” di Surkov e’ capitata proprio al termine della visita di John Kerry a Mosca. Prendetelo con ironia per quel che e’, fuffa yankee, dietrologia forse, ma interessante:

<Uno stratega eccezionale, con un istinto ben sviluppato di auto-conservazione, ha probabilmente colto al volo come la campagna di modernizzazione di Medvedev sia un’ancora di salvezza perché non può non notare come le priorità stanno cambiando intorno a lui. I nostri contatti tra gli attivisti dei diritti umani sono ancora ostili alla sua copresidenza nel gruppo di lavoro USA-Russia sui diritti umani.
Surkov continua a controllare il sistema politico, anche se non più così autocraticamente, e allo stesso tempo e’ alla ricerca di modi per migliorarlo, ma solo in modo da non compromettere la stabilità del sistema.
La poliedrica personalità di Surkov si riflette nel suo duplice approccio con gli Stati Uniti, in cui l’invidia e’ mescolata al disprezzo. Nel luglio scorso, ha ammesso all’ambasciatore Beyrle che si considera un anglofilo, ama la poesia americana, e nel 2006, nessuno dei colleghi del Cremlino gli credette quando predisse la vittoria alle elezioni presidenziali dell’allora senatore Obama. Secondo il Feedback dei nostri colleghi americani, Surkov sa rendersi simpatico negli  incontri, siede al suo posto di lavoro per un lungo periodo ed è in grado di parlare di argomenti diversi, anche se non sempre con una profonda conoscenza della materia. Il Direttore degli uffici di New York dell’Istituto per la Democrazia e la Cooperazione Andronik Migranyan mi ha detto in privato che ogni volta che va a Mosca, Surkov gli chiede di portare un po’ di dischi di rap americano. Surkov ammira gli Stati Uniti come “una terra di abbondanza e di umanità” che potrebbe servire da modello per la Russia, ma ha fortemente criticato gli stereotipi americani e la “ostilità interna” nei confronti della Russia, vedendola come causa di tensione.
(…) Le radici dell’influenza di Surkov – stanno nei suoi molti anni di lavoro su Putin, in una spietatezza e intelligenza eccezionale. Tuttavia, la mancanza di una sua forte base organizzativa all’interno dell’élite lo priva di una posizione di stabilità. Alcuni esperti che abbiamo consultato sono del parere che Surkov e’ incastrato tra i due campi: hanno paura di respingerlo, ma non si fidano completamente di lui. Surkov e’ poco portato a mettere insieme intorno a se’ un gruppo potente e riconoscibile, non può contare sul sostegno e le risorse delle grandi imprese e, a quanto pare, per mantenere un posto a tavola continuerà a fare affidamento sulla propria esperienza e la fiducia in se stesso. (…)
A fronte di una riduzione del suo ruolo e della critica all’ideologia della “democrazia sovrana”, Surkov, a quanto pare, per mantenere le proprie posizioni ora si aggrappa alla modernizzazione. Ma non bisogna dimenticare le rivelazioni del Responsabile per i diritti umani russo Vladimir Lukin: “Surkov ha molte maschere.”>

(John Beyrle, Mosca 2010)

Сурков и Станислав Говорухин

3 Comments

Filed under Letteratura russa contemporanea, Libri, Mosca, Opposizione russa, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space, Russian Literature, Uncategorized

3 responses to “Le maschere del Cremlino, e un rap americano.

  1. warpguy

    “Peraltro la “caduta” di Surkov e’ capitata proprio al termine della visita di John Kerry a Mosca. …”
    Questa si chiama Bufala e i tuoi scritti ne sono pieni… Patetico!

    • Sviluppi, grazie – possibilmente senza insultare – mi interessa l’altrui opinione. Le ricordo che questo è un blog fatto di note, impressioni, brevità e non una raccolta di articoli giornalistici, che pubblico altrove. La parabola discendente di Surkov rispetto al Cremlino, come tutti sanno, comunque la si voglia chiamare e qualunque carattere o motivazione abbia (non escludo che Vladislav trovi presto una sua nobile e corrispondente collocazione altrove), è cominciata più di un anno fa (a dicembre 2011) con la sua fuoriuscita dall’amministrazione presidenziale, come abbiamo scritto (in articoli “normali”) sia io che gli altri colleghi da Mosca. La nota su Kerry, è evidente, non fa che rimarcare una curiosa coincidenza, anche perché la lettera di dimissioni di Surkov, si sa, è precedente alla visita del segretario di Stato Usa in Russia, benché resa nota in seguito.

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