Category Archives: Cinema russo

Il giovane Edward, e Vladimiro.

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Come molti di voi già sanno, da giorni come tanti corrispondenti a Mosca vivo all’aeroporto di Sheremetyevo per seguire il caso Snowden. Quando non direttamente, col pensiero e i tweet dei colleghi che si danno il cambio nel pattugliare lo scalo. Inutilmente, come sapete, almeno per quanto riguarda la speranza di intravedere Mr X. Non ci resta dunque che cercare onestamente, tra la nebbia oggettiva del caso e il fumo sollevato da alcuni media russi, di interpretare eventi e fenomeni nel momento in cui questi si verificano. I miei reportage e cronache li trovate su La Stampa (qui e qui), e sull’Ansa per chi è abbonato. Al momento siamo alla fase dell’ironia, per evitare le disperazione di chi ormai ha trasformato lo scalo in un bivacco. E crede di vedere Snowden ovunque – più grassi, più pelati, con parrucche e nasoni finti. Allucinazioni. Evocando film, libri, romanzi, piece teatrali. Oggi che l’Ecuador ha deciso di unirsi al gruppo di chi si fa beffe di noi reporter esausti dal presidio (Sheremetevo è l’aeroporto meno accogliente di Russia a mio parere), annunciando che l’esame della richiesta di asilo del giovane  Edward potrebbe durare “mesi”, vi posto qualche vignetta nata intorno alla vicenda. Tanto per alleggerire l’atmosfera. A presto  il seguito.

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E adesso la pubblicità/ Red Thistle

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My first (long) fiction text published in a volume: 9 short stories about Northern Caucasus for Actes Sud (in a photo book by D. Monteleone); reviews (good) at links downby

Un (altro) po’ di autopromozione. Il libro sul Caucaso russo del fotografo Davide Monteleone, mio compagno di viaggio e lavoro in questi anni da Grozny a Tskhinvali, che contiene anche un mio testo (ben 9 racconti di, attenzione, fiction) dopo Francia, Inghilterra e Germania è finalmente uscito anche in Italia, per l’editore Peliti. Da lì, per dire, viene l’immagine che fa da banner a questo blog, in alto. Non vi dico di comprarlo, costicchia. Però dateci una sbirciatina se potete, le foto sono bellissime e il testo, un esperimento. Il succo concentrato di 5 anni di avventure e peripezie nella regione. In Italia probabilmente, dato l’argomento e l’andazzo editoriale, passerà inosservato. Ma in cambio abbiamo avuto l’onore di una serie di (lusinghiere) recensioni all’estero, in diverse lingue, tra cui, udite udite, anche il Time. Altre recensioni in varie lingue corredate di immagini per capire che roba è, se vi incuriosisce e siete poliglotti, si trovano qui,  qui e qui.

Presto il tutto dovrebbe confluire in un nuovo libro, un progetto mio, non concentrato stavolta ma espanso. Updates very, very soon.

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Mosè alla fermata del tram. E i 10 comandamenti in touch-screen.

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Cartelloni comparsi in questi giorni a Mosca. In quello in alto, alla fermata del filobus, c’è scritto: “Immaginatevi: 40 anni nel deserto, e nessuna speranza che passi un tram”. L’avreste mai detto, che a scherzare sulla diaspora e la storia degli ebrei fossero proprio i russi? E’ lo stile, totalmente inedito per il “settore”, adottato dal Nuovo Museo Russo-Ebraico appena aperto a Mosca. Giusto pochi giorni prima della nuova crisi a Gaza. Un evento molto importante, che va ben al di là dell’esposizione. E certamente un posto unico al mondo, sul quale non mancano le ovvie polemiche. All’ingresso, pensate, c’è anche una targa con su inciso il nome di Putin. Il tutto nel “Garazh”, ex regno di Dasha Zhukova “in” Abramovich: là dove fino a pochi mesi fa c’erano le tele di Mark Rothko, adesso ci sono candelabri a sette braccia. Un bel salto. Intanto a Mosca, se le proteste per ora dormono, col nuovo assessore alla cultura Kapkov molto si muove in fatto di Cultura, e qualcuno dice sia il contentino lanciato ai borghesi della capitale annoiati e ribelli – nella prossima puntata vi racconto della riscoperta del design sovietico.

Clicca qui per vedere le foto di Olga Kravets che illustrano il mio reportage (sono andata all’inaugurazione e ne ho scritto in anteprima per Io Donna): 48 MUSEO EBRAICO_Storia1 copy (si apre un’altra pagina, e dovete ricliccare)

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Bollettino settimanale.

Sintetica come mai. Qualche aggiornamento rapido, in attesa di approfondimenti:

– Il Patriarca russo Kirill ha scritto un libro. Indovinate su cosa? Sul Judo. Lo sport preferito di Putin. Sulla blogosfera russa notano che i chinovniki dell’era Putin, per legge informale, nel proprio studio devono assolutamente avere due cose sugli scaffali della libreria: una qualche rivista ortodossa, e un qualche libro sul judo. “Il cerchio si chiude”, commentano. Sempre in tema di rapporto tra potere e religione, per regolarli e risolvere il problema sollevato dal caso Pussy Riot il miliardario Prokhorov aveva proposto  un nuovo “Codice religioso” per la Russia. Ora l’oppositore Vladimir Ryzhkov azzarda: “la chiesa ortodossa russa è il nuovo Kpss” – il partito comunista dell’Urss che era vietato criticare. Della manifestazione di sabato 15 settembre che ha riaperto la stagione delle proteste in Russia, per molti un flop, non vi parlo per ora.

– Sergei Mavrodi, leggendario truffatore degli anni 90 di Eltsin, inventore delle piramidi finanziarie MMM che imbrogliò migliaia di russi defraudandoli dei loro risparmi, tornato recentemente su piazza, ha creato un proprio partito. Obiettivo: causare una “apocalisse finanziaria globale”. La storia è oggi sul Moscow Times in inglese. C’è pure un video, esilarante.

– Sempre oggi, il vero notizione passato relativamente sotto silenzio – o meglio senza analisi – è che la Russia ha condonato alla Nord Corea il debito che il paese aveva con Mosca dai tempi sovietici: 11 miliardi di dollari. Cosa offre Pyong Yang in cambio? Una delle prime ipotesi è legata al gasdotto che da tempo i russi vogliono costruire verso la Sud Corea affamata di energia, passando appunto per il territorio del fratello povero del nord. Ma non è l’unica. In fondo i nordcoreani – quelli poveri – hanno lavorato per decenni gratuitamente per i russi, nel Lontano Oriente.

– La nuova tv pubblica russa, un progetto di Medvedev non ancora partito ma che ha già un suo direttore e una squadra al lavoro, trasmetterà anche nei cinema russi, al mattino. Cinegiornale fascista? Ancora nessun dettaglio. Sempre in tema di media, la Duma ipotizza una nuova legge per il controllo del web, per ora son solo voci che lasciano il tempo che trovano, ma i blogger sono già in allarme (giovedì una conferenza sul tema a Mosca). Mentre concreta è la possibilità che Mosca blocchi completamente U-Tube sul territorio russo a causa delle violenze scatenate nel mondo dal film-spazzzatura su Maometto.  Di fatto la legge locale lo permette solo in caso di diffusione di materiale di propaganda “estremista” o “pornografica”. Per il blogger Anton Nossik il rischio è che la Russia “imbocchi decisamente la via autoritaria”. Ma non va dimenticato che la Russia conta un 20% di popolazione di fede musulmana, pure offesa dal film. Non stranieri, ma cittadini russi. Un modo, forse, per tutelarsi.

– E poi uno sguardo alla Russia vista dalla campagna elettorale Usa: lo saprete già, Mitt Romney ha definito la Russia “il nostro nemico geopolitico principale”. Rieccoci. Eppure, secondo molti commentatori russi, dato che il “reset” con Washington lanciato da Obama e Medvedev è ormai morto, Romney sarebbe il miglior vincitore per Putin.

– Domenica si vota in Bielorussia, e già oggi a Minsk sono stati bloccati e ‘maltrattati’ alcuni giornalisti stranieri. Teniamola d’occhio.

– Infine, vi prometto prima o poi un post più leggero: ho scoperto in una sola sera 3 nuovi locali interessanti a Mosca… la capitale continua a cambiare.

[In alto, una foto “vintage”: Mosca 1989, una pasticceria]

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Russia Kult: utopie, anti-utopie, distopie.


Un post culturale, per una volta – domani si torna alla politica e al voto alla Duma che preme! Tre piccoli eventi da segnalare.

L’8 dicembre esce in Russia il nuovo romanzo di Viktor Pelevin, “S.N.U.F.F.” (foto). Di cosa parla? Per ora si sa solo che sarà un “romanzo-utopia”, dedicato “ai più profondi misteri del cuore femminile e ai segreti più alti dell’abilità di volo” (?), scrivono i blogger russi notando che il titolo è identico al quello di Snuff di Chuck Palahniuk, su una pornostar al tramonto. Pelevin mantiene il suo ritmo: un libro l’anno. Ma si sa, i russi lo amano meno di noi occidentali, molti lo considerano più un sociologo che un romanziere: “E’ ora di porre fine a questa seccatura annuale – non funziona – ed esce sempre lo stesso giorno dell’anno, come Babbo Natale, è a scadenza” scrive #dmitrykogan. Per #slowev3967 il libro parla anche del “Business dei media che provoca dolore alla gente, cercando di venderlo poi sotto forma di notizie – e farti felice”.

Poi, il must-read del giornalismo culturale intorno all’ex Urss dell’ultimo mese (anno?): l’incredibile racconto-mimesi di Michael Idov dal set di “Dau“, il leggendario film-prigione-esperimento che il regista russo Ilya Khrzhanovsky sta girando da sei anni in un set-micromondo totalitario nei dintorni di Kharkov – con risultati ancora ignoti. Ecco le foto scattate da Sergey Maximishin dal set (prima che fosse demolito, il lavoro sarebbe dunque finito) per il settimanale Russky Reporter. Il film forse non uscirà mai.

Nota: One of the most mysterious movie projects in today’s cinematography. It’s a movie based on the life of Soviet physicist Lev Landau. To film it, Khrzahnovsky has done the unthinkable: he’s set up an exact replicable of a Soviet town inside an enormous brick building, where saying the wrong word can either mean loss of paycheck, or, loss of job. On October 8 the town was burnt down.

Infine, il “debutto” in Russia del film-documentario su Khodorkovsky del tedesco Cyril Tuschi, presentato all’ultima Berlinale. Oggi sono andata alla conferenza stampa di presentazione qui a Mosca. La prima russa è il 2 dicembre. Vari cinema del paese avevano accettato il film con entusiasmo (tra cui 20 nella capitale), produttore e distributore avevano tutti i permessi ufficiali per la proiezione, un piccolo miracolo, si era detto, dato il tema – che faceva ben sperare. Ma all’ultimo momento hanno cambiato idea quasi tutte le sale, rifiutando il film. A Mosca – oltre a gallerie d’arte e un festival – nel circuito ufficiale a proiettare il film rimane solo il cinema Eldar, di proprietà del mitico regista di commedie sovietiche Eldar Rjazanov. “Certo non si può parlare di censura – ha detto ieri la produttrice russa. – Al massimo di autocensura, paura preventiva… non sappiamo spiegarcelo altrimenti”. Fuori Mosca, il film sarà a Novosibirsk e Angarsk: nell’ultima cittadina, pare siano stati gli spettatori a fare pressione per poterlo vedere (!). Ne riparleremo.

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