Category Archives: Letteratura russa contemporanea

Il giovane Edward, e Vladimiro.

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Come molti di voi già sanno, da giorni come tanti corrispondenti a Mosca vivo all’aeroporto di Sheremetyevo per seguire il caso Snowden. Quando non direttamente, col pensiero e i tweet dei colleghi che si danno il cambio nel pattugliare lo scalo. Inutilmente, come sapete, almeno per quanto riguarda la speranza di intravedere Mr X. Non ci resta dunque che cercare onestamente, tra la nebbia oggettiva del caso e il fumo sollevato da alcuni media russi, di interpretare eventi e fenomeni nel momento in cui questi si verificano. I miei reportage e cronache li trovate su La Stampa (qui e qui), e sull’Ansa per chi è abbonato. Al momento siamo alla fase dell’ironia, per evitare le disperazione di chi ormai ha trasformato lo scalo in un bivacco. E crede di vedere Snowden ovunque – più grassi, più pelati, con parrucche e nasoni finti. Allucinazioni. Evocando film, libri, romanzi, piece teatrali. Oggi che l’Ecuador ha deciso di unirsi al gruppo di chi si fa beffe di noi reporter esausti dal presidio (Sheremetevo è l’aeroporto meno accogliente di Russia a mio parere), annunciando che l’esame della richiesta di asilo del giovane  Edward potrebbe durare “mesi”, vi posto qualche vignetta nata intorno alla vicenda. Tanto per alleggerire l’atmosfera. A presto  il seguito.

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Le maschere del Cremlino, e un rap americano.

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Perche’ aveva finanziato l’opposizione russa tramite Skolkovo. Perche’ si era messo contro il sempre piu’ potente Comitato investigativo russo. Perche’ aveva difeso dalle critiche di Putin il governo Medvedev di cui era vicepremier. Per aver fallito nel contrastare il dissenso di piazza. Vittima delle lotte di potere interne al Cremlino tra falchi e colombe, che aveva tentato di conciliare , una pro Putin l’altra pro Medvedev – sempre che esistano – fallendo. Come premessa, o geniale cavallo di Troia, alla fine di Dmitri Medvedev, e del suo progetto Skolkovo, gia’ morto oggi.

Come prevedibile, la clamorosa uscita di scena di Vladislav Surkov, l’ideologo del Putinismo, silurato proprio da Putin (ma ufficialmente si è dimesso), scatena una ridda di ipotesi in Russia. Anche le piu’ fantasiose: qui alcuni commenti russi. A caldo, invece, io vi propongo intanto una curiosita’: il giudizio dell’ex ambasciatore Usa a Mosca (dal 2008 al 2012) John Beyrle sul giovane (di padre ceceno) “Richelieu russo”, “eminenza grigia”, “burattinaio del Cremlino”, oltre che scrittore e autore di canzoni rock. Un documento diplomatico del 2010, in teoria secretato fino al 2019 ma rivelato via Wikileaks – il collega A. Baunov  lo ha pubblicato in un suo libro, da cui lo copio. Peraltro la “caduta” di Surkov e’ capitata proprio al termine della visita di John Kerry a Mosca. Prendetelo con ironia per quel che e’, fuffa yankee, dietrologia forse, ma interessante:

<Uno stratega eccezionale, con un istinto ben sviluppato di auto-conservazione, ha probabilmente colto al volo come la campagna di modernizzazione di Medvedev sia un’ancora di salvezza perché non può non notare come le priorità stanno cambiando intorno a lui. I nostri contatti tra gli attivisti dei diritti umani sono ancora ostili alla sua copresidenza nel gruppo di lavoro USA-Russia sui diritti umani.
Surkov continua a controllare il sistema politico, anche se non più così autocraticamente, e allo stesso tempo e’ alla ricerca di modi per migliorarlo, ma solo in modo da non compromettere la stabilità del sistema.
La poliedrica personalità di Surkov si riflette nel suo duplice approccio con gli Stati Uniti, in cui l’invidia e’ mescolata al disprezzo. Nel luglio scorso, ha ammesso all’ambasciatore Beyrle che si considera un anglofilo, ama la poesia americana, e nel 2006, nessuno dei colleghi del Cremlino gli credette quando predisse la vittoria alle elezioni presidenziali dell’allora senatore Obama. Secondo il Feedback dei nostri colleghi americani, Surkov sa rendersi simpatico negli  incontri, siede al suo posto di lavoro per un lungo periodo ed è in grado di parlare di argomenti diversi, anche se non sempre con una profonda conoscenza della materia. Il Direttore degli uffici di New York dell’Istituto per la Democrazia e la Cooperazione Andronik Migranyan mi ha detto in privato che ogni volta che va a Mosca, Surkov gli chiede di portare un po’ di dischi di rap americano. Surkov ammira gli Stati Uniti come “una terra di abbondanza e di umanità” che potrebbe servire da modello per la Russia, ma ha fortemente criticato gli stereotipi americani e la “ostilità interna” nei confronti della Russia, vedendola come causa di tensione.
(…) Le radici dell’influenza di Surkov – stanno nei suoi molti anni di lavoro su Putin, in una spietatezza e intelligenza eccezionale. Tuttavia, la mancanza di una sua forte base organizzativa all’interno dell’élite lo priva di una posizione di stabilità. Alcuni esperti che abbiamo consultato sono del parere che Surkov e’ incastrato tra i due campi: hanno paura di respingerlo, ma non si fidano completamente di lui. Surkov e’ poco portato a mettere insieme intorno a se’ un gruppo potente e riconoscibile, non può contare sul sostegno e le risorse delle grandi imprese e, a quanto pare, per mantenere un posto a tavola continuerà a fare affidamento sulla propria esperienza e la fiducia in se stesso. (…)
A fronte di una riduzione del suo ruolo e della critica all’ideologia della “democrazia sovrana”, Surkov, a quanto pare, per mantenere le proprie posizioni ora si aggrappa alla modernizzazione. Ma non bisogna dimenticare le rivelazioni del Responsabile per i diritti umani russo Vladimir Lukin: “Surkov ha molte maschere.”>

(John Beyrle, Mosca 2010)

Сурков и Станислав Говорухин

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Russia Kult: utopie, anti-utopie, distopie.


Un post culturale, per una volta – domani si torna alla politica e al voto alla Duma che preme! Tre piccoli eventi da segnalare.

L’8 dicembre esce in Russia il nuovo romanzo di Viktor Pelevin, “S.N.U.F.F.” (foto). Di cosa parla? Per ora si sa solo che sarà un “romanzo-utopia”, dedicato “ai più profondi misteri del cuore femminile e ai segreti più alti dell’abilità di volo” (?), scrivono i blogger russi notando che il titolo è identico al quello di Snuff di Chuck Palahniuk, su una pornostar al tramonto. Pelevin mantiene il suo ritmo: un libro l’anno. Ma si sa, i russi lo amano meno di noi occidentali, molti lo considerano più un sociologo che un romanziere: “E’ ora di porre fine a questa seccatura annuale – non funziona – ed esce sempre lo stesso giorno dell’anno, come Babbo Natale, è a scadenza” scrive #dmitrykogan. Per #slowev3967 il libro parla anche del “Business dei media che provoca dolore alla gente, cercando di venderlo poi sotto forma di notizie – e farti felice”.

Poi, il must-read del giornalismo culturale intorno all’ex Urss dell’ultimo mese (anno?): l’incredibile racconto-mimesi di Michael Idov dal set di “Dau“, il leggendario film-prigione-esperimento che il regista russo Ilya Khrzhanovsky sta girando da sei anni in un set-micromondo totalitario nei dintorni di Kharkov – con risultati ancora ignoti. Ecco le foto scattate da Sergey Maximishin dal set (prima che fosse demolito, il lavoro sarebbe dunque finito) per il settimanale Russky Reporter. Il film forse non uscirà mai.

Nota: One of the most mysterious movie projects in today’s cinematography. It’s a movie based on the life of Soviet physicist Lev Landau. To film it, Khrzahnovsky has done the unthinkable: he’s set up an exact replicable of a Soviet town inside an enormous brick building, where saying the wrong word can either mean loss of paycheck, or, loss of job. On October 8 the town was burnt down.

Infine, il “debutto” in Russia del film-documentario su Khodorkovsky del tedesco Cyril Tuschi, presentato all’ultima Berlinale. Oggi sono andata alla conferenza stampa di presentazione qui a Mosca. La prima russa è il 2 dicembre. Vari cinema del paese avevano accettato il film con entusiasmo (tra cui 20 nella capitale), produttore e distributore avevano tutti i permessi ufficiali per la proiezione, un piccolo miracolo, si era detto, dato il tema – che faceva ben sperare. Ma all’ultimo momento hanno cambiato idea quasi tutte le sale, rifiutando il film. A Mosca – oltre a gallerie d’arte e un festival – nel circuito ufficiale a proiettare il film rimane solo il cinema Eldar, di proprietà del mitico regista di commedie sovietiche Eldar Rjazanov. “Certo non si può parlare di censura – ha detto ieri la produttrice russa. – Al massimo di autocensura, paura preventiva… non sappiamo spiegarcelo altrimenti”. Fuori Mosca, il film sarà a Novosibirsk e Angarsk: nell’ultima cittadina, pare siano stati gli spettatori a fare pressione per poterlo vedere (!). Ne riparleremo.

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