Category Archives: Russian Movies

Il giovane Edward, e Vladimiro.

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Come molti di voi già sanno, da giorni come tanti corrispondenti a Mosca vivo all’aeroporto di Sheremetyevo per seguire il caso Snowden. Quando non direttamente, col pensiero e i tweet dei colleghi che si danno il cambio nel pattugliare lo scalo. Inutilmente, come sapete, almeno per quanto riguarda la speranza di intravedere Mr X. Non ci resta dunque che cercare onestamente, tra la nebbia oggettiva del caso e il fumo sollevato da alcuni media russi, di interpretare eventi e fenomeni nel momento in cui questi si verificano. I miei reportage e cronache li trovate su La Stampa (qui e qui), e sull’Ansa per chi è abbonato. Al momento siamo alla fase dell’ironia, per evitare le disperazione di chi ormai ha trasformato lo scalo in un bivacco. E crede di vedere Snowden ovunque – più grassi, più pelati, con parrucche e nasoni finti. Allucinazioni. Evocando film, libri, romanzi, piece teatrali. Oggi che l’Ecuador ha deciso di unirsi al gruppo di chi si fa beffe di noi reporter esausti dal presidio (Sheremetevo è l’aeroporto meno accogliente di Russia a mio parere), annunciando che l’esame della richiesta di asilo del giovane  Edward potrebbe durare “mesi”, vi posto qualche vignetta nata intorno alla vicenda. Tanto per alleggerire l’atmosfera. A presto  il seguito.

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Mosè alla fermata del tram. E i 10 comandamenti in touch-screen.

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Cartelloni comparsi in questi giorni a Mosca. In quello in alto, alla fermata del filobus, c’è scritto: “Immaginatevi: 40 anni nel deserto, e nessuna speranza che passi un tram”. L’avreste mai detto, che a scherzare sulla diaspora e la storia degli ebrei fossero proprio i russi? E’ lo stile, totalmente inedito per il “settore”, adottato dal Nuovo Museo Russo-Ebraico appena aperto a Mosca. Giusto pochi giorni prima della nuova crisi a Gaza. Un evento molto importante, che va ben al di là dell’esposizione. E certamente un posto unico al mondo, sul quale non mancano le ovvie polemiche. All’ingresso, pensate, c’è anche una targa con su inciso il nome di Putin. Il tutto nel “Garazh”, ex regno di Dasha Zhukova “in” Abramovich: là dove fino a pochi mesi fa c’erano le tele di Mark Rothko, adesso ci sono candelabri a sette braccia. Un bel salto. Intanto a Mosca, se le proteste per ora dormono, col nuovo assessore alla cultura Kapkov molto si muove in fatto di Cultura, e qualcuno dice sia il contentino lanciato ai borghesi della capitale annoiati e ribelli – nella prossima puntata vi racconto della riscoperta del design sovietico.

Clicca qui per vedere le foto di Olga Kravets che illustrano il mio reportage (sono andata all’inaugurazione e ne ho scritto in anteprima per Io Donna): 48 MUSEO EBRAICO_Storia1 copy (si apre un’altra pagina, e dovete ricliccare)

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Russia Kult: utopie, anti-utopie, distopie.


Un post culturale, per una volta – domani si torna alla politica e al voto alla Duma che preme! Tre piccoli eventi da segnalare.

L’8 dicembre esce in Russia il nuovo romanzo di Viktor Pelevin, “S.N.U.F.F.” (foto). Di cosa parla? Per ora si sa solo che sarà un “romanzo-utopia”, dedicato “ai più profondi misteri del cuore femminile e ai segreti più alti dell’abilità di volo” (?), scrivono i blogger russi notando che il titolo è identico al quello di Snuff di Chuck Palahniuk, su una pornostar al tramonto. Pelevin mantiene il suo ritmo: un libro l’anno. Ma si sa, i russi lo amano meno di noi occidentali, molti lo considerano più un sociologo che un romanziere: “E’ ora di porre fine a questa seccatura annuale – non funziona – ed esce sempre lo stesso giorno dell’anno, come Babbo Natale, è a scadenza” scrive #dmitrykogan. Per #slowev3967 il libro parla anche del “Business dei media che provoca dolore alla gente, cercando di venderlo poi sotto forma di notizie – e farti felice”.

Poi, il must-read del giornalismo culturale intorno all’ex Urss dell’ultimo mese (anno?): l’incredibile racconto-mimesi di Michael Idov dal set di “Dau“, il leggendario film-prigione-esperimento che il regista russo Ilya Khrzhanovsky sta girando da sei anni in un set-micromondo totalitario nei dintorni di Kharkov – con risultati ancora ignoti. Ecco le foto scattate da Sergey Maximishin dal set (prima che fosse demolito, il lavoro sarebbe dunque finito) per il settimanale Russky Reporter. Il film forse non uscirà mai.

Nota: One of the most mysterious movie projects in today’s cinematography. It’s a movie based on the life of Soviet physicist Lev Landau. To film it, Khrzahnovsky has done the unthinkable: he’s set up an exact replicable of a Soviet town inside an enormous brick building, where saying the wrong word can either mean loss of paycheck, or, loss of job. On October 8 the town was burnt down.

Infine, il “debutto” in Russia del film-documentario su Khodorkovsky del tedesco Cyril Tuschi, presentato all’ultima Berlinale. Oggi sono andata alla conferenza stampa di presentazione qui a Mosca. La prima russa è il 2 dicembre. Vari cinema del paese avevano accettato il film con entusiasmo (tra cui 20 nella capitale), produttore e distributore avevano tutti i permessi ufficiali per la proiezione, un piccolo miracolo, si era detto, dato il tema – che faceva ben sperare. Ma all’ultimo momento hanno cambiato idea quasi tutte le sale, rifiutando il film. A Mosca – oltre a gallerie d’arte e un festival – nel circuito ufficiale a proiettare il film rimane solo il cinema Eldar, di proprietà del mitico regista di commedie sovietiche Eldar Rjazanov. “Certo non si può parlare di censura – ha detto ieri la produttrice russa. – Al massimo di autocensura, paura preventiva… non sappiamo spiegarcelo altrimenti”. Fuori Mosca, il film sarà a Novosibirsk e Angarsk: nell’ultima cittadina, pare siano stati gli spettatori a fare pressione per poterlo vedere (!). Ne riparleremo.

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