Category Archives: Russian women

Mondo gatto: il processo.

kafka

L’ho già usato questo titolo, dite? Lo so, era un anno fa, Pussy Riot. Ora il processo è un altro. L’Egitto oscura l’ultima seduta del procedimento a Kirov contro il blogger anti corruzione Alexiei Navalny, accusato di appropriazione indebita per 400mila euro nel caso Kirovles. Ne leggerete stasera e domani su internet e media. Ma al di là del merito del caso (ha venduto sottocosto una partita di legname danneggiando un’azienda locale quando era consigliere del governatore di Kirov, o no?), i memi che oggi dominano nel web russo intorno al futuro dell’oppositore anti Putin più noto e carismatico, sono quanto mai bizzarri, indicativi forse dell’umore attuale dell’opposizione russa: Navalni che twitta un video di gattini (guardatelo qui, vi prego di notare il simbolismo dell’azione, ma non vi distraete per favore) proprio mentre l’accusa chiede di punirlo con 6 anni di prigione (e continua a Twittare prima, dopo e durante il processo con la consueta ironia); un uomo seduto in aula in prima fila che, impassibile e silenzioso, legge il Processo di Kafka in edizione economica.

E infine il discorso del blogger-avvocato quando prende l'”ultima parola” a sua difesa su invito del giudice Sergey Blinov (un 35enne, con l’ingrato compito di decidere il destino del 37enne oppositore)  è già stato ri-postato su internet centinaia di volte, anche da gente che solitamente di lui se ne frega, giudicato “storico”, alto e nobile, a tratti commovente (il NY Times ne ha pubblicato il testo integrale tradotto in inglese sul proprio sito web). E c’è persino chi lo inserisce in un filone letterario di antica tradizione, quello delle requisitorie dei dissidenti alla sbarra, ultime occorrenze Khodorkovsky e Pussyriot (le loro requisitorie infarcite di citazioni filosofiche prima della condanna a due anni, furono tradotte e rilanciate in tutto il mondo). Le doti oratorie del blogger sono note – io non le esagererei francamente. Però è vero che oggi, forse sentendo odore di cella, ha trovato toni più ispirati. Una cosa mi è piaciuta, una cosa che credo importante per un uomo che (almeno in teoria) si candida a leader dell’opposizione russa, a  sindaco di Mosca e che ha annunciato di voler sfidare Putin alla presidenza nel 2018 (tutte cose che, se condannato come è molto probabile, non potrà fare, anche se si trattasse di una pena sospesa. E anche se fosse, non è detto ovviamente che vincerebbe, neanche in elezioni oneste). Le sue prime parole infatti sono di scuse: al co-imputato Piotr Ofitserov, un piccolo imprenditore con 5 figli: “Lasciatelo stare, è chiaro che è capitato qui per caso, per colpa mia, chiedo scusa a lui e a tutta la sua famiglia per quello che stanno passando a causa mia”, ha detto Navalni definendolo un “ostaggio” della vicenda e invitando la corte a “non tormentarlo”. Poi ha attaccato Putin e gli uomini intorno a lui, che  per lui sono “nessuno, neanche gli oligarchi, tutti  insignificanti, ex membri del Komsomol, che sono divenuti prima democratici, poi divenuti  patrioti”, contro il sistema “feudale” russo, governato da “mostri”; non scapperà dal paese e non ha paura, ha detto, è pronto, vuole continuare a occuparsi di ciò di cui si occupa. In caso di colpevolezza, il procuratore ha chiesto di arrestarlo direttamente in tribunale.

Infine, prendendo la parola per ultimo, lo stesso Ofitserov (che non ha nulla a che fare con l’opposizione russa) ha avuto uno scatto d’orgoglio: “Non sono capitato qui per caso, ma per quello che ho dichiarato agli inquirenti in tutta coscienza. Non mi pento e non chiedo clemenza, sono innocente e ripeterei le stesse cose anche oggi [il riferimento è all’ex direttore di Kirovles Viacheslav Opalev, prima condannato poi liberato, che per salvarsi avrebbe “calunniato” entrambi gli imputati]. Altrimenti,  cosa racconterò ai miei figli quando saranno grandi?”. La dignità e la statura dell’opposizione russa insomma, oggi come spesso nella storia del paese fin dall’Urss, si costruisce e cresce tra tribunali e penitenziari. E con questo non sostengo che i due siano innocenti o colpevoli. Sentenza il 18 luglio prossimo alle 9.

Ps: Mr Smith è Ben Smith, creatore di Buzzfeed. Cercatelo su Gughel. Mentre la signora qui sotto di spalle, visibile anche nella prima foto seduta in aula in giacca rossa, non è Grace Kelly ma Yulia Navalnaya, moglie dell’imputato e madre di due bimbi biondissimi. Per tutto il tempo dell’udienza muoveva lo sguardo ansiosa dal marito al giudice, cercando di indovinare il futuro.

julianavalnaia

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Cecenia 2.0 – continua…

scuola spo

La seconda puntata del mio diario da Grozny pubblicato su Doppiozero: comincia a gennaio e finisce l’8 marzo. Solo un centesimo del groviglio di storie raccolte lì negli ultimi tre mesi, tra Cecenia, Daghestan e Nord Caucaso.  In via di elaborazione…

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Discorso 1 del Putin 3, giorno 12.12.12, ore 12.

Akioshi

Oggi primo discorso di Putin al popolo russo da quando è tornato al Cremlino. Noioso e deludente, specie per l’opposizione che dice di aver già capito l’antifona: niente riforme, non-sviluppo, fermi allo status quo, palla al centro. Ma anche un Putin insolitamente poco aggressivo, più contemplativo, quasi ieratico: cita parole come “misericordia”, “deoffshorizzazione”, 3 figli per tutti. Il numero perfetto.  Breve breve, due commenti a caldo dalla blogosfera russa, il resto (sempre in breve) sulla Stampa di domani:

Sul web russo impazza il giochino ottico dello psichiatra giapponese Akioshi Kitaoka, usato per definire il livello di stress del paziente, ma qui riferito al discorso del Presidente: “Guarda il quadrante colorato, se ti sembra fisso, sei un patriota. Se si muove – è il momento di avere un bambino. Se l’illusione si muove molto velocemente… beh, allora vi serve un urgente ricovero in ospedale”.

Disfattista il giornalista-attivista-scrittore Arkadi Babchenko, rilanciato da Radio Echo di Mosca: “Amici! Svegliatevi. Non ci sarà nulla alla Lubianka [riferito alla manifestazione dell’opposizione in programma sabato, ancora non autorizzata dal Comune, nda]. E niente in alto. E’ tardi. Il treno è passato. Dobbiamo riconoscerlo e accettare una cosa semplice: Abbiamo perso.  Vova resterà sul trono fino al 2018. (…) I prigionieri politici in galera. I meeting vietati. Internet censurato. Per i prossimi sei anni, la situazione è definita. Dovevamo lottare quando era necessario. Ora è tardi per agitare i pugni. Questo round abbiamo perso. Tutti. (…) Restano solo due opzioni per uscire dall’impasse: una dittatura o il suo rovesciamento violento. Altri sei anni. Tutti. Punto”.

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Cecenia reload # Pensieri su dittature, e globalizzazione

Insomma il nuovo progetto legato a Grozny sta prendendo forma. Non posso dire di più, ma tracce ne potete trovare qui, in questo strano diario ceceno frutto delle ultime due settimane che ho passato laggiù a ottobre scorso. Così inauguro anche la mia collaborazione con Doppiozero, una bella web Cult-zine italiana (la chiamerei così). Annuncio già che seguiranno nuove puntate, molto presto.

So che mi attirerò delle critiche. Mi direte che ho dimenticato l’enorme povertà che sta dietro lo scintillio dei grattacieli, i problemi drammatici che spuntano appena superato il viale Putin, le torture e le repressioni anche fisiche. La provincia e le regioni di montagna dove molto (ma non tutto, vi racconterò) è diverso e più difficile. Che ho dimenticato Estemirova, Politkovskaya e Zarema. Ma non li ho dimenticati. Ho solo deciso che per capire la Cecenia è arrivato il momento di parlare anche d’altro, o restiamo impantanati nei cliché. E qui parlo d’altro, o almeno ci provo. The other side. Un primo sforzo. Spero sia interessante.

(Foto: Ilkin Huseynov, Grozny, ottobre 2012. Col fiore bianco nei capelli, sono io)

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L’Olimpiade di Putin – in uno slogan.

“Hot. Cool. Yours” – a 500 giorni dall’inizio dei Giochi Invernali, lo slogan di Sochi 2004 è stato scelto, con un concorso lanciato su internet in tutta la Russia. “Pare un dialogo in un night club di Mosca, o la pubblicità di un bordello”, i primi commenti. Molti gli scontenti, che lo trovano inconsistente e troppo insinuante. Specie le donne. E sul web tra polemiche e sarcasmo, già circolano decine di slogan alternativi proposti dagli internauti. Il sito lookatme.ru oggi raccoglie i più divertenti :

– 500.miliardi.di dollari. (il costo dell’Olimpiade di Putin)

– Bollente. Russa. Tua.

– Non credere. Non temere. Non chiedere.

– Pace. Porta. Palla. (canzone della band moscovita Landish)

– Sberbank. Megafon. Bosco. (gli sponsor russi)

– Notte. Strada. Lampioni.

– Non. mangiare.la neve.sporca.

– E’ caduto. si è svegliato.gesso.

Infine, la variante del mio amico Volodia: “Cozze. Rape. Ragazze”. E qui torniamo al tema originale: Sochi è sul Mar Nero, alle sue spalle i monti dove si aspetta la neve.

Insomma il collegamento tra donne e Russia, automatico in Occidente, adottato dal Cremlino fa un po’ specie. L’umorismo russo è vivo.

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Statistiche: di uomini, donne e co-sharing

“There are 10 million more women than men in the country, forcing some to turn to unconventional methods to find love. (…)”

Un servizio trasmesso oggi dalla tv pro-Cremlino in lingua inglese Russia Today diffonde dati inquietanti sul rapporto uomo-donna in Russia. Raccontando l’assurda storia di un ortodosso osservante che ha tre mogli, due delle quali musulmane. In Russia la poligamia è illegale, ma l’ecumenismo in tempi di violenze xenofobe è benvenuto. Comunque, i pochi maschi russi sulla piazza ci pensano da soli a farsi panda: “Alcoholism and reckless driving is chipping away at the country’s gene pool”.    Così, per le russe la lotta si fa sempre più dura, senza esclusioni di colpi. Specie a Mosca dove accorrono ragazze dalla provincia in cerca di lavoro – e marito. Qui la concorrenza è spietata: “The pressure to grab for a chance to tie the knot gets higher with age. According to a recent poll, in Russia for every single man over 30 there are dozens of single women still on the lookout for their prince”. La giornalista autrice del servizio, russa, 30enne (vecchiotta per gli standard locali) e single, deduce: se lotta dev’essere, ok a poligamia, co-sharing e quant’altro – “l’amore può tutto” aggiunge una delle tre intervistate. “Condivisione”, la chiamano. E chissene delle pari opportunità. Ancora vi chiedete perché molte da est vengono a cercare un compagno a ovest? E non ho ancora parlato dell’uomo russo… prossima puntata.

(foto: locandina di Matrimonio in quattro di E. Lubitsch, 1924)

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