Boston: la diaspora nel Dna, e la pentola a pressione.

barca

Ecco una mia prima riflessione (link al testo) sui fatti di Boston visti dalla Russia. Davvero a caldo, dato che sono reduce da mesi di Cecenia. A Mosca, la notizia che i due sospetti attentatori fossero di origine cecena, anche se a Grozny non hanno mai vissuto, è uno shock enorme. E in tv si discute di terrorismo e nazionalità, problema interetnico e razzismo, per la prima volta a livello decente… Una storia molto, molto strana e assurda. Che però, se confermata, racconta tanto. Forse la pentola a pressione non è solo quella esplosa alla maratona americana, ma sta dalle parti del Caucaso russo, più verso Makhachala, o meglio, tra Caucaso e Occidente. Anche se, a dar retta allo zio dei due, fosse “solo” odio da immigrati alienati contro  gli “integrati”, alienazione ed emarginazione da sradicati senza patria, niente a che fare con l’Islam. “Arrestatelo ma non uccidetelo. E’ la giustizia che deve decidere se uno è colpevole o innocente” ha detto stasera il padre di Dzhokar, il fratello più piccolo ancora in fuga, braccato dalle forze di sicurezza americane nei sobborghi di Boston. Un appello che ricorda quelli, inascoltati, di migliaia di famiglie di presunti ribelli vittime delle operazioni speciali antiterrorismo nel Caucaso russo, dove vige lo slogan staliniano “niente corpo, niente problema”.

CHILDREN OF DIASPORA

In the United States they lived more than in their native Chechnya. In Grozny, indeed, the two brothers would have never set foot, according to an uncle. But the two brothers Tsarnaev, that from remote Russian Caucasus have brought terror to Boston,  are typical and “perfect” children of the large Chechen diaspora in the world, whose story its imprinted in their DNA: grandchildren of grandparents  deported to Central Asia by Stalin in ‘ 44, children of parents fleeing the civil war between Grozny and Moscow in the Nineties. Emigrated to the West in search of a better life, but not fully adapting to their new homeland, no true friends there, as stated by the elder brother. The father in Germany to treat a tumor, he lost sight of them for a crucial while. Resentment and alienation accumulated for generations. Conquered by Islamist ideology that travels over the internet faster than light, a large number of sites in Cyrillic glorifying jihad, never monitored by international intelligence. More a way to redeem the alienation in a foreign land and social exclusion, perhaps, that an established ideology.
In Russia, accustomed to look with some resignation to the homemade bombs, is shock at the news, the media talk about “Chechen trail”  as in the 2000s, when, after the end of war in Grozny, Moscow was hit by repeated attacks attributed to Islamist guerrillas of the North Caucasus – the last in January 2011 Domodedovo airport. But here the scenario is the U.S., russian TVs talk with aplomb of “KTO in Boston”. If it’s all true, it would be the first terrorist attack perpetrated by Chechens in the West. Despite the fact that they’re not “pure” chechens, but naturalized foreigners.
But Tamerlan and Dzhokar – the youngest has the same name of Dzhokar Dudayev, the secessionist chechen president of  the first war against Moscow after the fall of Soviet Union – never knew their native homeland, as instrumentally pointed out by Grozny’s iron-fist leader, Ramzan Kadyrov, who blamed US Secret Services and US education  for them becoming “bad children”. Their first sentimental education happened somewhere between Kirghizia and Daghestan where they studied in first grade, exactly on the eve of second chechen war. Daghestan, neighboring Chechnya, black hole of the Russian Caucasus that nobody talks about, a far more dangerous place today than Grozny: almost daily bombings and clashes between rebels and security forces, world-record corruption, fast rising of radical islam  among young people. From there they emigrated, obtaining asylum in America. On the Internet, for Tamerlan, the traces of a confused personal culture:  extremist and islamists videos posted on U Tube but also techno music made in the US, russian hip hop singer Vasya Oblomov close to the opposition against Putin; and an idol above all, Timur Mutsuraev, the bard of the Chechen jihad over the Nineties, the legendary singer-songwriter who has inspired a generation of young chechens dreaming independence, himself a former guerrilla rebel. Children of Chechnya that does not exist but often still lives outside the borders in the mind of thousand of emigrates that left the country at least 10 ys ago, are Dzhokar and Tamerlan: children of an anachronistic dream – a way to feel at home away from home. Back home in Grozny, now is a pax without democracy, under the aegis of Kadyrov and thanks to billions from Moscow. President’ Putin comments come only late evening (after a busy day with Egyptian President Morsi visiting): a “barbaric crime,” he says, offering Obama to cooperate in the fight against terrorism. That “has no nationality.”

Advertisements

Leave a comment

Filed under Central Asia, chechnya, Daghestan, Islam in Russia and former Ussr, Mass, Culture & Society, Mosca, Northern Caucasus, Opposizione russa, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space

Bollettino settimanale: primavera a Mosca, inverno a Kirov. Fine del Centrismo?

foto

Dopo quasi tre mesi di Cecenia, riaccendiamo i motori a Mosca. L’evento della settimana e del mese , se non dell’anno, e’ il processo al blogger e avvocato anti corruzione Alexei Navalny a Kirov, provincia russa a mille km da Mosca. Piu’ importante di quello alle Pussy Riot, per l’opposizione russa. Alla sbarra con l’accusa di aver “rubato” legname a una ditta locale, la Kirovles, per 400mila euro nel 2009, c’e’ infatti il leader piu’ carismatico della galassia anti Putin , mattatore delle piazze fino allo scorso anno. Oggi, a piazze silenti, all’udienza di apertura, niente di fatto: tutto rinviato al 24 aprile prossimo. Il giudice ha dichiarato in un’intervista: “Non intendo passare alla storia”. Affermazione ambigua. Navalny e’ arrivato in tribunale in treno dalla capitale con la moglie Yulia scortato dai suoi sostenitori. Col trolley gia’ pronto per la cella: e’ sicuro che lo condanneranno.

E sicuro si dice anche, sul suo seguitissimo blog, lo scrittore-oppositore Boris Akunin : a suo avviso, sara’ la fine del centrismo e dell’opposizione moderata in Russia. Anche Navalny a suo avviso lo e’: un riformatore, nonostante la retorica spesso urlata e minacciosa. Il risultato sara’ accelerare la rivoluzione cruenta, dicendo addio alla sperata evoluzione. E stavolta in prima fila, per Fandorin, non ci saranno piu’ i borghesi moscoviti adulti, ma i giovani:

“Se Navalny sara’  incarcerato, la Russia cadra’ in un solco, dal quale non sarà in grado di uscire prima di raggiungere la destinazione finale. La stazione si chiama “Piazza della Rivoluzione”. (…) Se Navalny  sara’ incarcerato, con probabilità assoluta lo saranno anche  gli imputati nel “caso del 6 maggio.” {i disordini in piazza Bolotnaya a Mosca nella manifestazione alla vigilia dell’insediamento di Putin al Cremlino nel 2012, nda} E con questo, potete starne certi, non ci si fermera’. Perché, dopo aver detto “a” e “b”, si dovrà passare attraverso l’intero alfabeto per terminare.  Se Navalny sara’ incarcerato, crollera’ l’idea del Centrismo che nell’ultimo anno e’ mezzo e’ stata difesa da gente come me. Dovremo tacere e stop. Si scoprira’ che avevano ragione coloro che con la bava alla bocca volevano convincerci: col regime di Putin non e’ possibile giocare con la politica legale, non scacci questa nube coi nastri bianchi e i sorrisi luminosi.  Se Navalny sara’ incarcerato, l’opposizione tradizionale inevitabilmente diventera’ rivoluzionaria. E non sarà un innocuo buffone come Limonov e Kasparov o un intellettuale arrabbiato come Piontkovsky. Ci saranno nuovi leader, nuovi metodi di lotta. Lo slogan principale sarà Intransigenza, “O noi fottiamo loro -. O loro noi.  (…) E la ‘gente come me’ non vi avra’ nulla a che fare. Sotto i manganelli, e forse sotto i proiettili, finiranno i giovani.  Se tutto va come andra’ – e condanneranno Navalny, succedera’ assolutamente – allora quel che aspetta noi e voi – tutti – e’   proprio questo: un guaio.    E sulla Rubliovka un piccolo uomo nuota in una grande piscina e gioca con cani di grossa taglia, godendosi la sua grandezza, pensando che vivrà per sempre. E non vede, non sente, non capisce un accidente.”

Intanto, il leader ceceno Ramzan Kadyrov, oggi in prima pagina sul Kommersant (ma vi allego anche un link in inglese dal MT), diventa il primo personaggio pubblico russo a criticare direttamente, chiamandolo “fannullone”,  Igor Sechin, il potentissimo e intoccabile capo della petrolifera di stato russa Rosneft (primo colosso del greggio al mondo), braccio destro di Putin e capo dell’ala dei falchi al Cremlino. La sua compagnia sarebbe rea di non pagare le tasse alla repubblica cecena. Dietro ci sono i ripetuti tentativi negli ultimi anni da parte di Grozny di ottenere una percentuale maggiore dell’attuale 10% (in tasse) dai proventi del petrolio estratto da Mosca nella regione, finora falliti. Molti ceceni considerano la valanga di rubli inviata da Putin per la ricostruzione della repubblica come un risarcimento per il petrolio loro “rubato” da Rosneft. Altri credono che il famigerato oro nero che sarebbe stato alla base delle guerre cecene negli anni 90, oggi sia quasi prosciugato laggiu’. Kommersant fornisce finalmente qualche dato utile. Ad ogni modo, nessuno aveva mai osato finora attaccare direttamente il re dei siloviki. Ramzan, evidentemente, appoggiato da Putin, puo’ permetterselo. Ne riparleremo nel dettaglio, lo merita.

(foto: Mitya Aleshkovskiy)

Leave a comment

Filed under chechnya, Islam in Russia and former Ussr, Mass, Culture & Society, Mosca, Northern Caucasus, Opposizione russa, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space

E i russi fanno coming out.

afisha

Russian magazine Afisha last Gay Issue: such a cover, first time in history of russian print media…

Assente da tempo immemorabile, lo so. Per ragioni importanti – farò coming out appena possibile. Intanto, il coming out lo fanno i russi, a sorpresa: nella foto la copertina dell’ultimo numero, uscito oggi, della rivista moscovita Afisha (tiratura: ca. 200mila copie), dedicata all’omosessualità. In uno dei paesi più omofobi al mondo, dove essere g,l,b,t, è ancora un tabù pesante (l’omosessualità era illegale nell’Urss e punita duramente, dal carcere all’elettroshock, fu depenalizzata solo nel 1993) e che di recente ha adottato una controversa legge contro la “propaganda gay”, cioè la possibilità di parlare dell’omosessualità in pubblico. Con 27 interviste e foto di russi che per la prima volta si dichiarano “diversi” in pubblico. Niente di eccezionale, direte. Se non fosse che siamo in Russia, e Afisha fa tendenza. E persino per il pubblico liberale e modaiolo del magazine, reduce in parte da un anno di proteste anti governo, è un piccolo shock. Dietro la copertina arcobaleno, all’interno del bisettimanale,  volti e voci “normali”, si fa per dire: professionisti e creativi (soprattutto della capitale, ma non solo), diverse coppie, benestanti middle class e dunque in qualche modo protetti dalla discriminazione più becera; ma anche un funzionario del comune di Mosca, un’infermiera e un dottore, un idraulico, e un sieropositivo. Tutti con il proprio nome e cognome – ma non tutti hanno accettato di farsi fotografare. Uno degli interventi più interessanti è dedicato al machismo “cirillico”, da non perdere. A fine gennaio l’ex giornalista di Ntv ed ex capo ufficio stampa del miliardario M. Prohorov, Anton Krasovsky, era stato licenziato da una piccola tv russa dopo esser venuto allo scoperto: “Sono gay, e sono un essere umano proprio come il presidente Putin” (lo racconta in un’intervista al giornale Snob). Oggi su Facebook lo stesso Krasovsky commenta la copertina-boom di Afisha chiamando “eroi” quelli che ci hanno messo la faccia: “In generale, ragazzi, c…o sa cosa accadrà. Forse, niente di buono per tutti noi. Ma qualcosa ne verrà fuori di sicuro. Grazie”. Prematuro? Vediamo intanto se tutte le edicole lo esporranno in bella vista, come fanno di solito per ogni nuovo numero del bisettimanale. Nel mio supermercato, per ora, la nicchia apposita sullo scaffale è vuota.

1 Comment

Filed under Uncategorized

Regalo di Natale (o pesce d’aprile?)

BlogRUnita

In Russia oggi è Natale, secondo il calendario giuliano ortodosso. Guardate un po’ cosa ho trovato nella cassetta della posta tornando a casa, invece dei soliti banali doni. E’ una lettera firmata da Russia Unita, il partito putiniano al potere. Ve la traduco tutta, a mo di letterina a Babbo Natale:

“Cari condòmini! Negli ultimi tempi si sono verificati alcuni attacchi diffamatori all’indirizzo del nostro partito, con l’uso dello slogan ‘ Russia Unita – Partito dei Ladri e Truffatori”. Riferimento a un anno di proteste di massa in Russia scaturito proprio dalla vittoria alla Duma degli “Edinorossi”, e al nomignolo loro affibbiato dal blogger d’opposizione Navalny.

“Purtroppo, secondo il Centro Levada, la massiccia campagna di disinformazione ha un deciso successo: a giugno 2011 il 33% dei cittadini russi si diceva d’accordo con lo slogan. A luglio 2012, questi sono saliti al 42%”. Il nostro partito, prosegue il volantino,  “ritiene questa tendenza inaccettabile. Abbiamo ufficialmente dichiarato la mancanza di truffatori e ladri, sia tra i membri del partito, che tra i dipendenti statali e municipali della Russia (in particolare se appartengono al partito “Russia Unita”). E’ vero del resto che molti membri del nostro gruppo sono stati perseguiti penalmente per furto dal bilancio della Federazione Russa, ma tutti sono stati assolti”.

Pertanto, si legge: “a questo proposito segnaliamo che le informazioni diffamatorie diffuse sul partito saranno represse con la violenza (sic!), secondo la legge recentemente adottata “in materia di diffamazione contro Russia Unita e il suo leader, Vladimir Putin.”
Conclusione: Per evitare il processo penale, vi chiediamo di memorizzare i nostri nomi preferiti informali per RU: Partito del futuro dei nostri figli. Partito dei funzionari incorruttibili. Partito della famiglia unita.
Nel caso che da qualche parte dobbiate imbattervi nella scritta “Russia Unita, partito di truffatori e ladri”, vi consigliamo di correggerla attentamente con uno dei nomi consigliati”.

Il senso di Putin per l’umorismo.

(PS: la soluzione del rebus è nel logo)

Leave a comment

Filed under Mosca, Opposizione russa, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space, Uncategorized

E adesso la pubblicità/ Red Thistle

chardon

My first (long) fiction text published in a volume: 9 short stories about Northern Caucasus for Actes Sud (in a photo book by D. Monteleone); reviews (good) at links downby

Un (altro) po’ di autopromozione. Il libro sul Caucaso russo del fotografo Davide Monteleone, mio compagno di viaggio e lavoro in questi anni da Grozny a Tskhinvali, che contiene anche un mio testo (ben 9 racconti di, attenzione, fiction) dopo Francia, Inghilterra e Germania è finalmente uscito anche in Italia, per l’editore Peliti. Da lì, per dire, viene l’immagine che fa da banner a questo blog, in alto. Non vi dico di comprarlo, costicchia. Però dateci una sbirciatina se potete, le foto sono bellissime e il testo, un esperimento. Il succo concentrato di 5 anni di avventure e peripezie nella regione. In Italia probabilmente, dato l’argomento e l’andazzo editoriale, passerà inosservato. Ma in cambio abbiamo avuto l’onore di una serie di (lusinghiere) recensioni all’estero, in diverse lingue, tra cui, udite udite, anche il Time. Altre recensioni in varie lingue corredate di immagini per capire che roba è, se vi incuriosisce e siete poliglotti, si trovano qui,  qui e qui.

Presto il tutto dovrebbe confluire in un nuovo libro, un progetto mio, non concentrato stavolta ma espanso. Updates very, very soon.

Leave a comment

Filed under chechnya, Cinema russo, Daghestan, Donne russe, Islam in Russia and former Ussr, Libri, Mosca, Northern Caucasus, Opposizione russa, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space

Discorso 1 del Putin 3, giorno 12.12.12, ore 12.

Akioshi

Oggi primo discorso di Putin al popolo russo da quando è tornato al Cremlino. Noioso e deludente, specie per l’opposizione che dice di aver già capito l’antifona: niente riforme, non-sviluppo, fermi allo status quo, palla al centro. Ma anche un Putin insolitamente poco aggressivo, più contemplativo, quasi ieratico: cita parole come “misericordia”, “deoffshorizzazione”, 3 figli per tutti. Il numero perfetto.  Breve breve, due commenti a caldo dalla blogosfera russa, il resto (sempre in breve) sulla Stampa di domani:

Sul web russo impazza il giochino ottico dello psichiatra giapponese Akioshi Kitaoka, usato per definire il livello di stress del paziente, ma qui riferito al discorso del Presidente: “Guarda il quadrante colorato, se ti sembra fisso, sei un patriota. Se si muove – è il momento di avere un bambino. Se l’illusione si muove molto velocemente… beh, allora vi serve un urgente ricovero in ospedale”.

Disfattista il giornalista-attivista-scrittore Arkadi Babchenko, rilanciato da Radio Echo di Mosca: “Amici! Svegliatevi. Non ci sarà nulla alla Lubianka [riferito alla manifestazione dell’opposizione in programma sabato, ancora non autorizzata dal Comune, nda]. E niente in alto. E’ tardi. Il treno è passato. Dobbiamo riconoscerlo e accettare una cosa semplice: Abbiamo perso.  Vova resterà sul trono fino al 2018. (…) I prigionieri politici in galera. I meeting vietati. Internet censurato. Per i prossimi sei anni, la situazione è definita. Dovevamo lottare quando era necessario. Ora è tardi per agitare i pugni. Questo round abbiamo perso. Tutti. (…) Restano solo due opzioni per uscire dall’impasse: una dittatura o il suo rovesciamento violento. Altri sei anni. Tutti. Punto”.

Leave a comment

Filed under chechnya, Donne russe, Mass, Culture & Society, Mosca, Opposizione russa, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space, Russian women

Mosè alla fermata del tram. E i 10 comandamenti in touch-screen.

reklamaevereiuskimusej

Cartelloni comparsi in questi giorni a Mosca. In quello in alto, alla fermata del filobus, c’è scritto: “Immaginatevi: 40 anni nel deserto, e nessuna speranza che passi un tram”. L’avreste mai detto, che a scherzare sulla diaspora e la storia degli ebrei fossero proprio i russi? E’ lo stile, totalmente inedito per il “settore”, adottato dal Nuovo Museo Russo-Ebraico appena aperto a Mosca. Giusto pochi giorni prima della nuova crisi a Gaza. Un evento molto importante, che va ben al di là dell’esposizione. E certamente un posto unico al mondo, sul quale non mancano le ovvie polemiche. All’ingresso, pensate, c’è anche una targa con su inciso il nome di Putin. Il tutto nel “Garazh”, ex regno di Dasha Zhukova “in” Abramovich: là dove fino a pochi mesi fa c’erano le tele di Mark Rothko, adesso ci sono candelabri a sette braccia. Un bel salto. Intanto a Mosca, se le proteste per ora dormono, col nuovo assessore alla cultura Kapkov molto si muove in fatto di Cultura, e qualcuno dice sia il contentino lanciato ai borghesi della capitale annoiati e ribelli – nella prossima puntata vi racconto della riscoperta del design sovietico.

Clicca qui per vedere le foto di Olga Kravets che illustrano il mio reportage (sono andata all’inaugurazione e ne ho scritto in anteprima per Io Donna): 48 MUSEO EBRAICO_Storia1 copy (si apre un’altra pagina, e dovete ricliccare)

Leave a comment

Filed under Cinema russo, Mass, Culture & Society, Mosca, Putin, Russia, Russia/ ex Soviet Space, Russian Movies